Roma, 18 nov — Restrizioni per tutti i non vaccinati, anche per i bambini, per i quali sarebbe auspicabile l’obbligo vaccinale contro il Covid perché «del resto i bambini ce l’hanno già per alcune malattie come il morbillo»: è la formula «restiamo umani» illustrata al Corriere dal presidente della Regione Calabria Occhiuto.



Occhiuto se la prende con i bambini

Il governatore è sicuramente seguace della scuola Burioni, il quale, alcuni giorni fa, definiva i bambini «maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui». Tutto avremmo pensato di questa pandemia: ma il fatto che virologi, politici e accoliti di varia natura si trasformassero negli spauracchi dei bimbi, sinceramente non ce lo aspettavamo. E invece. «Se la Calabria rientrerà in zona arancione le restrizioni spetteranno ai no-vax», sentenzia Occhiuto, appoggiando la linea sostenuta da Fedriga e Toti: «Non è giusto che chi ha avuto il senso di responsabilità di porsi il problema della collettività subisca le conseguenze di chi non ha avuto questa sensibilità». Quindi, come Fedriga e Toti, ne fa una questione morale, non sanitaria: chi è stato bravo a vaccinarsi ha il suo «premio», quella libertà che gli spetterebbe di diritto senza doversi fare inoculare un siero a scatola chiusa (e zero responsabilità da parte dello Stato).

Per Occhiuto le limitazioni devono valere per chiunque non si sia fatto vaccinare. «Se una misura vale per uno deve valere per tutti. Poi bisogna capire quale tipo. Ma se restringiamo l’accesso a luoghi affollati ai non vaccinati bisogna farlo per tutti. Inclusi i bambini». E allora via a rinchiuderli, come se lockdown e restrizioni non avessero inciso tragicamente su malattie psicologiche, rendimento scolastico e salute fisica dei più piccoli. «Il diritto alla salute deve essere garantito. Si tratta di ragionare su quale è il diritto prevalente. Alcuni Paesi hanno l’obbligo vaccinale. Io sarei favorevole. Del resto i bambini ce l’hanno già per alcune malattie come il morbillo».

I tamponi funzionano solo quando dicono loro

Il sistema dei tamponi — quegli stessi tamponi che l’anno scorso risultavano così attendibili quando si trattava di chiudere in zona rossa gli italiani — per Occhiuto, non funziona. «Evidentemente non è sufficiente. Basta guardare il numero dei ricoverati. Il 90% non è vaccinato. E se ci si contagia tra non vaccinati si va in terapia intensiva creando un problema al sistema».

La giornalista del Corriere pone una domanda lecita: la Calabria ha un basso numero di contagi. Perché si pone il problema? «Perché la sanità è disastrata. E le terapie intensive sono poche». Allora perché non si aumentano quelle? «Sarà la prima cosa che farò. Da qualche giorno sono anche commissario alla Sanità della Regione, sto aspettando che il governo nomini il subcommissario. Appena arriverà partiremo subito». Faremo, faremo. Intanto pare più comodo prendersela con i bambini. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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