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Roma 8 feb – La nave raccogli-clandestini della Ong Sos Mediterranée Ocean Viking ha gettato l’ancora nel porto di Augusta ieri sera intorno alle 19.30 con il suo carico di 422 immigrati a bordo. Di questi, 8 sono risultati positivi al coronavirus durante i controlli svolti dal personale medico al momento dello sbarco.



Tra gli stranieri recuperati dalla Ong risultano esserci 124 presunti minori. Due giorni fa una giovane donna incinta è stata trasferita d’urgenza in elicottero in ospedale a La Valletta. «I migranti saranno accompagnati sulla nave per la quarantena Rhapsody» ha spiegato il sindaco di Augusta. Dall’inizio dell’anno gli arrivi hanno superato quota 2 mila, in aumento rispetto allo scorso anno.

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Il Viminale cede nuovamente all’Ocean Viking

Dopo le ripetute richieste per un porto sicuro, nella giornata di sabato, è arrivata – puntuale come sempre – la calata di braghe del Viminale. La Ocean Viking l’ha avuta vinta. Ne sono arrivati 422, recuperati in più missioni avvenute settimane scorsa da imbarcazioni in difficoltà al largo delle coste libiche. A questi clandestini è consentito il libero ingresso entro i nostri confini, nel mentre gli italiani non possono spostarsi tra Regioni e vengono fatti oggetto di severe reprimende se si concedono un aperitivo o pranzano al ristorante.

Il diktat dell’equipaggio 

«Occorre assegnare senza indugio un porto sicuro per far sbarcare i sopravvissuti. Attualmente ci stiamo prendendo cura dei 422 naufraghi che rimangono sulla nostra nave, alcuni dei quali si trovano in precarie condizioni di salute e sotto costante osservazione nella nostra clinica di bordo», è stato l’appello lanciato da Luisa Albera, coordinatrice di ricerca e soccorso sulla Ocean Viking.

Alla notizia dell’inevitabile «via libera» del Viminale, l’equipaggio ha così esultato su Twitter: «Sollievo per i naufraghi su Ocean Viking! Hanno appena ricevuto la notizia che sbarcheranno in un porto sicuro ad Augusta. Siamo felici perché saranno in salvo ma esortiamo l’Ue a dimostrare solidarietà reale agli Stati costieri e a riprendere le operazioni nel Mediterraneo».

Cristina Gauri

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