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Roma, 29 giu – “L’Italia deve affrontare il suo razzismo dilagante”. Così Nadeesha Uyangoda, sulla scia dei Black lives matter, denuncia su Open Democracy l’intolleranza che alberga nella nostra nazione. Dalla piattaforma sponsorizzata, tra gli altri, da Rockefeller Brothers Fund e Open Society Foundation di George Soros, la giovane giornalista cingalese sostiene che nessuno prima di lei aveva denunciato “il razzismo dilagante nella società italiana”. Grazie a un suo vecchio articolo, questa evidenza insindacabile, per fortuna è ora nota a tutti. Ma attenzione, Uyangoda non si riferisce soltanto a “un razzismo che potevi vedere” ma a “un razzismo che potevi sentire”. Sì perché in Italia il razzismo sarebbe talmente strisciante che “la gente non vuole nemmeno dire la parola razzismo, e tanto meno parlarne”.

Il “razzismo sistemico in Italia”

Insomma siamo evidentemente dei razzisti ma non lo vogliamo dire, quindi anche se sosteniamo il contrario non siamo credibili. Quanto poi sia assurdo sostenere che “la gente” non voglia pronunciare la parola “razzismo” va da sé, ma forse a certuni non basta parlarne di continuo. Perché, scrive sempre Uyangoda, “in Italia, il razzismo sistemico non è radicato nella segregazione, come in America, ma nel colonialismo e, più recentemente, nell’immigrazione”. Messa così sembrerebbe che tra gli immigrati si annidi il razzismo, ma concediamo l’errore lessicale alla giornalista cingalese: verosimilmente intendeva dire che i razzisti sono coloro che si oppongo all’immigrazione. Uyangoda prova comunque a spiegare meglio il concetto: “Storicamente, in Italia non abbiamo mai avuto una società polarizzata tra nero e bianco e questa è una delle ragioni per cui il razzismo sistemico può essere più difficile da identificare qui”.

L’oltraggio a Buonanno

Dunque c’è o non c’è questo razzismo? Ma certo che c’è, è solo che gli italiani si ostinano a non ammetterlo. Quindi il problema è comunicativo, infatti “se le persone che lavorano nei media italiani percepiscono il razzismo americano come una cosa abbastanza lontana dalla società italiana, è perché il giornalismo in Italia è un’industria quasi tutta bianca”. E l’Italia è “ancora un paese in cui politici apertamente razzisti sono invitati dai giornalisti nei programmi TV per esprimere le loro opinioni non democratiche per il bene della ‘libertà di parola’”. E quali sarebbero i politici apertamente razzisti? “Ad esempio – dice Uyangoda – non puoi cancellare da un giorno all’altro il ricordo di Gianluca Buonanno, un parlamentare italiano (della Lega), che descrisse le persone Rom come ‘la feccia della società’, solo perché una manciata di giornalisti italiani stanno scrivendo sulla morte di George Floyd e le conseguenze in America”.

Ora, a prescindere dal fatto che in realtà in Italia si parla eccome delle proteste Black lives matter e non è soltanto “una manciata di giornalisti” a scriverne, sostenere neanche troppo velatamente che il ricordo di un parlamentare prematuramente scomparso andrebbe cancellato è un’operazione oltraggiosa. Chi parla a ogni piè sospinto di razzismo e intolleranza, dovrebbe almeno avere il buon gusto di non offendere gli altri, soprattutto se morti. Eppure, “l’open society” in “open democracy”, non pare voler compiere questo banalissimo scatto di civiltà.

Alessandro Della Guglia

5 Commenti

  1. Non se ne puo’ piu’ di tutti questi stranieri che vengono da altri paesi a giudicare il nostro! E parlano da chissa’ quale superiorità morale e civile quando spesso i paesi da cui provengono sono cento volte peggio dell’ Italia

  2. Il loro obbiettivo è ormai chiaro, sostituirci tramite immigrazione incontrollata e tramite il loro tasso demografico di riproduzione….e soprattutto vogliono far scomparire i bianchi per creare un grande meticciato globale! Fermiamoli!

  3. Non Vi pare che prendersela con i defunti è ben peggio di tutti gli “orrori” dai quali ci vogliono “salvare”?! Brutti infami ed indegni… personalmente non riesco più ad “odiare” un mio nemico, pure indegno, oggi morto !! Siete ben peggio della merda che almeno feconda.