utero-in-affittoStrasburgo, 18 dic – “Il corpo e le funzioni riproduttive della donna sono usati come una merce”. Un sussulto di normalità sembra aver attraversato le coscienze dei membri del Parlamento Europeo, che nella relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell’Unione Europea in materia “condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce”.

Una presa di posizione forte contro l’utero in affitto, che segna un’altra puntata della schizofrenia che affligge i fans dei “diritti per tutti e a tutti i costi”. Se infatti poco più di un anno fa era stata “la foto che ha commosso il web“, quella dei due gay che potevano finalmente provare l’emozione della maternità/paternità (portando al loro petto villoso il neonato appena strappato alla madre naturale che si erano “comprati”), a rappresentare l’utero in affitto come una conquista civile, ora le cose sembrano essere cambiate.

Poco più di un mese fa erano state le femministe di “se non ora quando” a fare dietrofront sulla questione, non ritenendo la surrogazione un atto di “libertà o di amore”. Adesso un altro baluardo del politicamente corretto mondiale, il parlamento di Strasburgo, condanna questa pratica, “ritenendo che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani”. Il corto circuito evidente è quello tra il “diritto degli omosessuali ad essere genitori” che in questo caso “lede quello della donna, costretta a mercificare il suo corpo”.

Tra corpo delle donne e possibile sfruttamento dei paesi del terzo mondo, è evidente che nessuno ponga la questione più importante, il diritto del bambino a nascere e crescere nella sua famiglia naturale. In ogni caso un segnale importante anche se Strasburgo ha dovuto “compensare” questa forte presa di posizione nella sua relazione, passando dal “bastone” della condanna dell’utero in affitto alla “carota” degli “sforzi che l’Ue dovrebbe proseguire per migliorare il rispetto dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuate (Lgbti), in linea con gli orientamenti dell’Ue sul tema”, constatando “che i diritti delle persone Lgbti sarebbero maggiormente tutelati se avessero accesso a istituti giuridici quali unione registrata o matrimonio“.

Tra calci al cerchio e alla botte, cortocircuiti dei “diritti”, rivendicazioni degli “intersessuati” (ma che vuol dire?), ci sarebbe davvero da ridere. Purtroppo per noi e per il nostro futuro, le assurdità a cui ci sta portando il pensiero unico dominante sono una questione molto seria.

Davide Di Stefano

 

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