Venezia, 22 giu – Per l’intera mattinata, il sito internet del Comune di Venezia è stato inondato da decine e decine di mail di protesta. Ciò è stato causato dall’applicazione di una ordinanza anti-ciarpame che ha fatto chiudere Koock (Migrazioni), un locale specializzato in arte persiana. In data 26 aprile aprile 2022, l’amministrazione comunale aveva ordinato la chiusura di tutti i negozi con in vendita merci di bassa lega, paccottiglie e “cinesate”. Tale provvedimento ha portato in questi giorni però anche alla chiusura di Koock.

La titolare fa sapere che Kooch espone opere d’arte di tessuto o di ceramiche che vengono realizzate da artisti contemporanei, in particolare donne. Ci sono i gioielli di Sarah Ramzi, le borse di Nogolo Shalali, gli abiti delle stiliste Sanaz Nataj e Mehrnoosh Shahhosseini e le sculture dell’afgano Alikhan Abdullah.

Attività appena avviata

La commerciante si chiama Yasra Pouyeshman, ingegnere di 39 anni sbarcata in Italia nel 2008. Costretta oggi ad abbassare la serranda, aperta appena poche settimane fa, Yasra racconta dell’inciampo nella nuova ordinanza del Comune di Venezia. “Purtroppo ci siamo finiti anche noi perchè ci è stato detto che non esiste un codice Ateco per la nostra attività. Per me è un danno economico ma soprattutto uno schiaffo morale, lavoro da sola. Non è facile aprile una attività artistica a Venezia. Speravo di vendere soprattutto in questo periodo in cui c’è la Biennale d’arte”. Racconta alla Nuova Venezia la sfortunata immigrata.

Aspettando la risposta del Comune di Venezia

La commerciante ha incaricato adesso i propri commercialisti di provare a risolvere la questione legata all’ordinanza anti-ciarpame in Comune a Venezia. “Cercheremo di risolvere il problema, ma non è semplice” hanno risposto i tecnici comunali. In Municipio avranno infatti ora un bel da fare per sopperire alle falle interpretative della nuova ordinanza.

Come avviene troppo spesso in Italia, anche per le leggi più sensate vi è comunque sempre qualche lacuna burocratica. O si permette fin troppo di aggirare le regole, oppure, come in questo contesto o nel caso di cui vi abbiamo parlato ieri legato alle tassazioni sui calciobalilla, a rimetterci sono spesso onesti commercianti.

Tra Oriente e Occidente

Se la merce esposta all’atelier sanzionato dalla nuova ordinanza del Comune di Venezia ha soprattutto a che fare con la moda e il design, Vi è però un altro fattore che dovrebbe incidere positivamente nella questione. Venezia ha infatti da sempre uno stretto legame con l’Oriente. Dall’epoca romana a Marco Polo, la città di San Marco è sempre stata meta importantissima per il commercio di sete e spezie orientali. La cultura persiana è stata immancabilmente presente sulle imbarcazioni che approdavano nei canali veneziani. La stessa storia e architettura della città lagunare, nel corso dei secoli, si è impreziosita degli stili giunti da Bisanzio e dalle terre d’Oriente.

Se quindi l’annoso problema della vendita di cineserie e cianfrusaglie varie degrada la stupenda Venezia, proprio in virtù dell’antica identità cittadina, un simile negozio potrebbe invece arricchirne l’estetica culturale e commerciale. Porto finale di lunghissime navigazioni per le vie della Seta o delle Spezie, e ponte di civiltà e culture diverse, volenti o nolenti la storia di Venezia fonde la propria identità anche con le terre lontane che la hanno arricchita. Ciò non vuol però dire di tirare “in barca” qualsiasi cianfrusaglia giunga dall’oriente, certo. Semplicemente, il Comune di Venezia, così come le istituzioni italiane, dovrebbe sì, continuare a limitare la diffusione di oggettistica scadente e degradante, unita a una sempre più crescente esterofilia, ma dovrebbe altresì tener conto della preziosità di alcune merci o attività culturalmente affini alle nostre tradizioni.

Andrea Bonazza

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