Roma, 22 giu – La gara a chi è più lealista, per un pugno di posti al sole.  neppure con lo strappo di Luigi Di Maio i Cinque Stelle (o ciò che ne resta) rompono con il governo guidato da Draghi. Se qualcuno si aspettava una mossa in direzione contraria, può subito ricredersi, perché pur di arrivare sani e salvi alle elezioni politiche del 2023 nessuno farà vacillare questa maggioranza. “Il sostegno a Draghi non è in discussione“, ha dichiarato Giuseppe Conte ai cronisti fuori dalla sede del movimento. Per poi sparacchiare qualche banalità utile solo a darsi un senso, anche quando il senso non c’è: “Il Movimento rimarrà la prima forza politica ad occuparsi di tutti quei temi, dalla giustizia sociale alla transizione ecologica, che fanno parte dell’ossatura del Movimento 5 stelle”.

Sostegno a Draghi e atlantismo. L’insulso lealismo di Conte

L’ex avvocato del popolo non ha poi intenzione di mollare la leadership del M5S. “Se ho mai pensato di lasciare la guida del Movimento? E per quale motivo?“, ha detto Conte. Senza inoltre battere ciglio sul voto di ieri, nonostante la caciara messa in piedi da lui stesso per ottenere un minimo di visibilità: “Con la risoluzione chiedevamo maggiore coinvolgimento delle Camere, come è normale in ogni democrazia parlamentare, siamo stati messi molto in difficoltà ma il nostro appoggio non è venuto meno”.

Relativamente poi alle frecciate lanciate da Di Maio, il presidente dei Cinque Stelle ha risposto piuttosto stizzito, rivendicando la sua fedeltà alla linea atlantista. “Noi abbiamo già chiarito e non abbiamo da chiarire tutti i giorni quello che da noi non è mai stato messo in discussione, come la collocazione euroatlantica ed europea. Su questo, io che sono stato anche presidente del Consiglio, non posso accettare alcuna lezione”, ha detto Conte. Cosa lo distingue allora da Di Maio? Poco, forse nulla, a parte le questione personalissime. In fondo la rottura si è consumata soltanto all’ombra di un scettro vacillante, come in una serie fantasy, caricatura di un Trono di Spade da quattro soldi.

Eugenio Palazzini

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