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Ferrara, 27 ago – I mezzi di trasporto pubblico – dai bus urbani alle linee ferroviarie – sembrano essersi trasformati in una terra di nessuno in cui non vige più alcuna forma di legge. Ultimo sconcertante caso di degrado ci arriva dall’Emilia, dove un immigrato marocchino di 33 anni ha pensato bene di masturbarsi sulla tratta ferroviaria che collega Ravenna a Ferrara – e di farlo davanti a un bambino di 5 anni. L’uomo è stato arrestato dai Carabinieri di Portomaggiore (Ferrara) che avvisati dal personale di bordo sono prontamente intervenuti ponendo termine allo scempio e portando via l’immigrato, domiciliato in provincia di Ravenna. Il reato contestato è quello di atti osceni in luogo pubblico. Il fatto è avvenuto nel primo pomeriggio, quando la stazione dei Carabinieri di Portomaggiore ha ricevuto la chiamata che li allertava.

Il caso non è certamente isolato: il trasporto pubblico anzi sembra costituire l’ultima frontiera in fatto di degrado sociale e di comportamenti devianti troppo spesso commessi da immigrati, i quali in alcuni casi dimostrano non solo disprezzo per le più elementari regole del vivere civile ma anche un atteggiamento di sfrontata onnipotenza. Di poco tempo fa la violenza sessuale avvenuta su un Treno regionale nel Lazio, senza poi voler considerare le «prodezze» commesse dai Latinos sui treni del milanese, molto spesso sfociate in aggressioni a colpi di machete.

La presenza delle forze dell’ordine a bordo è assai episodica, i controlli e le verifiche dei titoli di viaggio non costituiscono un deterrente, e anzi: spesso suscitano l’effetto opposto, come testimoniano le cronache che di continuo riportano episodi di controllori brutalmente aggrediti. Ed è anche estremamente significativo che queste oscenità e questi atti di violenza sempre più spesso vengano commesse in danno di soggetti, come donne e bambini, che la società a parole dice di voler tutelare.

Cristina Gauri

1 commento

  1. La Corsica non ha perso Ajaccio. Quando la vigilia di Natale del 2015 ad Ajaccio, dopo aver causato un incendio, un gruppo di ragazzi islamici ha aggredito polizia e pompieri, ferendone due, la reazione della popolazione è stata assolutamente sbagliata, come tutti noi persone perbene sappiamo, ma i corsi sono un po’ ruvidi e un po’ buzzurri. Il giorno di Natale un gruppo di uomini armati di piccone e passamontagna ha vandalizzato il centro islamico e la moschea. Giustamente il presidente della Repubblica francese si è scusato, ma Le Corse Matin, il quotidiano della Corsica, dopo aver chiarito che si dissociava della violenza, ha pubblicato per solo dovere di cronaca su sei colonne, prima pagina, la lettera che tutti i gruppi indipendentisti armati hanno scritto e firmato tutti insieme. La cortese missiva ricordava agli amici musulmani che tra fucili da caccia e armi più strettamente militari, in Corsica gli uomini sono armati, e che un fatto del genere non doveva ripetersi.

    In fatto non si è ripetuto.

    Anche la Svizzera non ha perso niente. Dalla prima volta in cui le periferie sono bruciate, con migliaia di auto bruciate, scuole, asili e biblioteche vandalizzati, i medici insultati nei pronto soccorso dagli stessi feriti che stavano cercando di curare, e gang che affrontavano la polizia spavaldamente, in Svizzera non è mai bruciato nemmeno un copertone. La Svizzera è una nazione di uomini armati. C’è un altissimo quantitativo di armi in mano ai civili. Tutti gli uomini sanno usare molto bene un’arma dato che loro servizio militare dura tutta la vita, con richiami periodici ogni due anni. Gli svizzeri hanno una seconda arma che è il referendum: i referendum possono anche essere propositivi, non solo abolitivi come in Italia. Una terza arma che il popolo svizzero tiene nelle sue mani e la cittadinanza, o, meglio, la mancanza di cittadinanza che rende chiunque non la abbia passabile di espulsione, singolarmente o in grossi gruppi dopo eventuale referendum. Ottenere cittadinanza è difficilissimo, occorre dimostrare onestà integerrima, capacità di lavorare e pagare tasse indubitabili, occorre dimostrare una enciclopedica conoscenza della storia e della cultura Svizzera e dimostrare, o almeno simulare con una certa capacità teatrale, amore per la suddetta nazione. Non è bruciata nemmeno una macchina, perché se qualcuno ci provasse, in Svizzera, gli sparerebbero delle finestre, e, dopo la sua espulsione, organizzerebbero un referendum per espellere dal cantone tutti coloro che in qualche maniera gli somigliano. Senza cittadinanza chiunque può essere espulso e eventuali cittadini esasperati potrebbero indire un referendum con espulsione di stranieri dal loro cantone, quindi i cittadini meglio non esasperarli.

    Scriveva George Orwell che l’unica democrazia possibile, l’unica situazione dove è possibile la democrazia reale, è quella dove tutti gli uomini sono armati, dove le armi non sono permesse, sono obbligatorie. (Silvana de Mari)

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