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Roma, 27 mag – Il comandante della Stazione spaziale internazionale, ufficiale dell’Aeronautica militare con 25 anni di servizio, astronauta espertissimo con sei missioni spaziali in curriculum, può avere avuto lo stesso lapsus in due differenti trasmissioni tv, arrivando a sbagliare mese (e forse anche anno) in merito allo scoppio della pandemia di Covid-19? Molto difficile. Eppure è questa la spiegazione che Luca Parmitano ha fornito per spegnere le polemiche dopo la ricostruzione, da parte di Difesaonline, delle dichiarazioni tv dell’astronauta, che per due volte ha detto di sapere già a novembre “di un probabile contagio pandemico”. 

Le dichiarazioni di AstroLuca

Luca Parmitano è intervenuto in due trasmissioni Rai. A Petrolio, su Rai Uno, il 25 aprile ha dichiarato: “A bordo abbiamo un collegamento quotidiano con le realtà terrestri; abbiamo anche accesso alla rete internet; possiamo comunicare con i centri di controllo e già da novembre, avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente soltanto nei paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa”. Dichiarazioni che Parmitano replica il 9 maggio al Tg2 Storie: “Sulla stazione abbiamo seguito quello che stava succedendo sulla Terra: anche prima del mio rientro già da novembre eravamo al corrente di questo probabile contagio pandemico e soprattutto la gravità che si andava allargando a macchia d’olio proprio in Europa poco prima del mio rientro”.

Le prove sulla retrodatazione del Covid-19

Dichiarazioni che sarebbero perfettamente in linea con le diverse “prove” che retrodaterebbero lo scoppio dell’epidemia in Asia (ma forse anche in Europa) già ad ottobre 2019. Il riferimento è alle informazioni che l’intelligence Usa avrebbe fornito ad alcuni governi ben prima di gennaio 2020, agli studi di medici che parlano del Covid-19 in Italia già ad ottobre scorso, considerazioni condivise anche da De Donno (“secondo me i primi pazienti sono di fine settembre”) e le numerose testimonianze di atleti su strane febbri e crisi respiratorie che li avrebbero colpiti durante e al rientro dei Giochi militari di Wuhan (svoltisi tra il 18 e il 27 ottobre 2019).

E’ evidente che una retrodatazione dello scoppio della pandemia avrebbe ripercussioni sulle responsabilità dei governi, compreso il nostro che, nonostante già il 5 gennaio indirizzava una circolare interna a regioni e ministeri sui primi “44 casi di Wuhan” e il 20 gennaio lavorava su dossier secretati che ipotizzavano anche 800 mila morti in Italia, fino al 21 febbraio non prese di fatto alcuna misura (limitandosi a dichiarare senza dare troppo risalto lo stato d’emergenza il 31 gennaio).

Come Tagliariol, Parmitano si affretta a smentire

Insomma le parole di Parmitano non risulterebbero così incredibili mettendo insieme diversi tasselli, forse sarebbero solo sconvenienti. E così come accaduto con lo spadista Tagliariol, che dopo aver affermato di aver probabilmente contratto il Covid-19 ai Giochi militari di Wuhan si è affrettato a smentire, anche AstroLuca ha subito corretto il tiro: “È stato un lapsus. Errare è umano, e mi spiace molto vedere che in questo caso il mio lapsus sia stato strumentalizzato”. Le motivazioni utilizzate poi da Parmitano per giustificare il lapsus sono alquanto singolari. La colpa è del calendario: “A bordo della ISS non utilizziamo il calendario, ma il Coordinated Universal Time (UTC)”, spiega l’astronauta. “L’anno inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365, e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro poiché non vi facciamo mai riferimento, ma utilizziamo il giorno UTC”.

Il tweet dell’Esa

Le 3 giustificazioni di Parmitano 

Spiegazione alquanto singolare. In primis perché cozza con il costante “collegamento con le realtà terrestri”, i centri di controllo, l’utilizzo della rete internet, di cui parla lo stesso Parmitano. Difficile ipotizzare uno straniamento tale per cui il comandante dell’Iss possa sostenere di aver sbagliato non solo il giorno, ma proprio il mese. Poi il tempo coordinato universale (Utc) altro non è altro che calendario e fuso orario coincidente con il meridiano di Greenwich. Tanto che gli astronauti festeggiano anche il Capodanno in orbita senza sbagliarsi. La Cristoforetti ha raccontato anche di aver festeggiato il Capodanno tre volte nel corso della sua missione 2015 sulla Stazione internazionale: alla mezzanotte secondo il fuso orario di Mosca, alla mezzanotte di quello dell’Europa Centrale e alla mezzanotte del tempo della Iss.

Insomma la storia del lapsus non convince troppo. Parmitano come seconda motivazione utilizza la “confusione” dei discorsi in merito alle varie crisi inerenti la Terra. “Ricordo che, intorno alla fine della missione, parlavamo con l’equipaggio di varie crisi in corso sulla Terra. Nel ripensare agli eventi intorno a quel periodo, ho fatto confusione tra le diverse conversazioni, e nel ricordare gli eventi ho collegato le prime notizie di contagio a un contesto temporale precedente”. La terza motivazione è relativa alla trasparenza delle comunicazioni: “Tutto questo è facilmente verificabile: le comunicazioni Terra – bordo – Terra sono soggette al Freedom Of Information Act, una legge che impone totale trasparenza e che tutte le comunicazioni siano registrate. Non è possibile ricevere informazioni riservate”.

Insomma Parmitano dice: ho sbagliato mese del calendario, ho confuso le conversazioni, non esistono informazioni riservate. Diciamo che se la toppa non è peggiore del buco poco ci manca. Ultima questione relativa alle tempistiche: la Expedition 61 a cui ha partecipato Parmitano è iniziata il 20 luglio 2019 e si è conclusa il 6 febbraio 2020. Nonostante questo l’equipaggio sembra sia stato messo in quarantena al rientro. In più l’astronauta italiano si è messo in isolamento volontario nella sua casa di Houston in Texas seguendo le norme di contenimento del contagio.

Davide Di Stefano

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2 Commenti

  1. Nessuna preoccupazione, niente di grave…, qualcuno, tornando dallo spazio aveva detto che era stato sulla luna!

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