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Ragusa, 26 lug – Ancora fughe di immigrati dagli hotspot. L’ultimo episodio è accaduto ieri notte a Pozzallo, provincia di Ragusa, dove un gruppo di trenta clandestini avrebbe approfittato della distrazione delle forze dell’ordine – impegnate nelle operazioni di accoglienza e controllo di nuovi sbarcati – per darsi alla macchia. E’ infatti di ieri la notizia dello sbarco di altri 108 stranieri a bordo della nave Cosmo nel porto ragusano, di cui due risultati positivi al coronavirus. Uno è stato accertato ieri sera, l’altro stamattina: sarebbe un giovane della Costa d’Avorio positivo al sierologico, sottoposto al tampone ed isolato.



Il gruppo di trenta fuggitivi è riuscito a far perdere le proprie tracce decidendo di dileguarsi proprio mentre venivano ultimati i controlli sulla Cosmo. Gli immigrati in fuga facevano parte di un gruppo più nutrito, circa un’ottantina di persone, già controllati dal punto di vista medico e stazionanti all’hotspot da qualche giorno.

Nel frattempo il resto della Sicilia continua ad essere meta di sbarchi a ripetizione. Dopo la breve pausa dovuta all’emergenza coronavirus, il flusso migratorio è tornato a sferzare senza pietà le coste siciliane. Il numero degli sbarcati nel 2020 ha superato quota 8mila, contro i 3mila dello stesso periodo del 2019. Solamente nei primi dieci giorni di luglio gli arrivi di clandestini sono stati più di 1.200. Il leader della Lega Matteo Salvini è intervenuto denunciando come  “il governo minacci di prolungare lo stato di emergenza sanitaria per gli italiani, ma intanto fa sbarcare e scappare centinaia di clandestini”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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