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Prato, 1 giu – Otto anni di condanna in tutto, sei anni e mezzo di reclusione a lei, un anno e mezzo a lui. Una pesante sentenza di condanna in primo grado torna a far parlare di una vicenda che molto scalpore aveva suscitato nel 2019, e che aveva visto coinvolta una trentaduenne pratese, un ragazzino a cui forniva ripetizioni scolastiche e il marito della donna: accusati lei di atti sessuali e di violenza sessuale in danno del minorenne, oggi 16enne, e da cui ha addirittura avuto un figlio quando lui di anni ne aveva solo 13, e il marito accusato invece di aver spalleggiato la moglie attestando falsamente di essere il padre del neonato.

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Accogliendo quasi del tutto le richieste della pubblica accusa, rappresentata dai pubblici Ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, che aveva chiesto sette anni di reclusione per la donna e due per l’uomo, il giudice Daniela Migliorati ha inflitto una condanna a sei anni e mezzo di reclusione per la operatrice socio-sanitaria e a un anno e mezzo per il marito. Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, attivata nel 2019 da una formale denuncia presentata dai genitori del minorenne, il ragazzino vittima degli abusi sessuali all’epoca dei fatti non ancora nemmeno quattordicenne ebbe rapporti sessuali con la donna. Nacque persino un bambino che il marito dichiarò essere suo, cosa che gli è valsa la incriminazione e ora la condanna per falsa attestazione. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mattia Alfano, è pronta a presentare ricorso in appello, attendendo il deposito delle motivazioni per perfezionare il gravame. Durante il processo aveva formulato richiesta di assoluzione piena per ciascuno dei capi di imputazione.

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Ora il legale dei due rimane in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza e poi presenterà appello. L’indagine della squadra mobile di Prato era stata avviata nei primi giorni di marzo del 2019 dopo che i genitori del ragazzo minorenne avevano sporto denuncia. Il ragazzino aveva raccontato al padre e alla madre della relazione sessuale avuta con la donna e di essere il padre del neonato partorito pochi mesi prima dalla propria insegnante di ripetizioni.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. beh…
    è una giusta condanna,per le pari opportunità.
    pari diritti,pari doveri e pari sanzioni penali.

    ma detto questo,
    devo anche ammettere che il mio primo pensiero è stato:
    magari,fosse capitato a me….
    invece ho dovuto sudarmela parecchio,la mia prima volta.

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