Roma, 28 set – Tempo di “Resistenza”: 24 ore. Non male, quasi un record. La Bua dell’Orate, pub di Livorno passato agli onori della cronaca per una presa di posizione social contro gli elettori di Giorgia Meloni, ha già cambiato idea. “Comunico a Voi e a tutti che all’ingresso del mio locale non c’è la richiesta del proprio voto, non ci ho mai minimamente pensato lontanamente. Il mio locale è aperto a tutti, chi vuole è il benvenuto e verrà trattato come ho sempre fatto: nel migliore dei modi”. E’ quanto scritto stamani su Facebook da Romina Matarazzo, titolare del locale al centro di una bufera social. Contrordine dunque, o quantomeno parziale retromarcia. Vediamo perché.

Il pub di Livorno contro gli elettori della Meloni

Due giorni fa, sempre via Facebook, sulla pagina de La Bua dell’Orate, è stato pubblicato questo simpatico messaggio: “Noi i soldi di chi l’ha votata NON si vogliamo. Siete gentilmente pregati di essere coerenti con il vostro voto e di non frequentare più il Nostro Baretto di Invertite/Deviate*. Con Amore, la Bua”.

Una presa di posizione che è incredibilmente diventata un mini-caso nazionale, spopolando sui social. C’è addirittura chi si è fiondato a recensire il pub di Livorno su Tripadvisor, chi negativamente, chi esprimendo apprezzamenti.

La retromarcia: “Locale aperto a tutti”

Alla fine però, è arrivato il dietrofront della titolare: “Comunico a tutti che all’ingresso del locale non c’è la richiesta del proprio voto, non ci ho mai minimamente pensato neanche lontanamente. Il locale è aperto a tutti, chi vuole è il benvenuto e verrà trattato come sempre fatto: nel migliore dei modi – si legge nel post Facebook di stamani – l’ultima cosa che aggiungo è che non mi sembra giusto che le persone stiano recensendo il locale su Google per questa vicenda, sia in positivo che in negativo. Non sono d’accordo. Ribadisco che non era minimamente nelle mie intenzioni mettere un divieto, non mi appartiene. Sono una persona molto inclusiva e libera di esprimermi dove e come voglio o di poter declinare un invito”.

Alessandro Della Guglia

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