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Roma, 22 ago – Si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico, dalla maggioranza ritenuto quello del ritorno alla normalità. Anche e soprattutto attraverso la didattica in presenza. Da quasi due anni l’istruzione rientra nei settori maggiormente lacerati dalla crisi pandemica e dalle sue conseguenze. La chiusura degli istituti e l’utilizzo della didattica a distanza hanno caratterizzato negativamente il percorso formativo degli studenti. Lezioni ed interrogazioni attraverso uno schermo non possono sostituire l’importanza della socialità, presente in classi e mura scolastiche.



Si parla ancora di didattica a distanza

Anche in ragione di ciò, è stato dimostrato come la didattica a distanza abbia avuto effetti devastanti sull’apprendimento dei giovani. Questo in particolar modo nei frequentanti le scuole elementari e medie. Il minimo sindacale sarebbe l’abbandono di tale strumento emergenziale ed il totale ritorno alle lezioni in presenza. Possibilità sperata e presentata dall’attuale esecutivo come naturale conseguenza del presunto buongoverno svolto da esso. Eppure, a poche settimane dall’inizio dell’anno accademico la situazione appare ancora colma d’incertezze e problematiche.

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Misure di prevenzione per l’areazione delle aule e per la diminuzione delle classi pollaio non sono ancora state prese. Probabilmente, ci permettiamo di aggiungere, neanche progettate. Tuttavia, la maggioranza del governo pare aver trovato il capro espiatorio su cui scaricare le colpe dell’eventuale fallimento: il 13% del personale scolastico ancora non vaccinato. Cifra esigua, ininfluente ai fini della sicurezza dei luoghi e che non ha alcun obbligo di somministrazione del siero.

Certo, vaccinarsi sarebbe scelta importante e saggia, soprattutto se si lavora in posti dove assembramenti e contatti sono all’ordine del giorno. Non sarà utile però incolpare chi non intende vaccinarsi, piuttosto tale comportamento produrrà ulteriore distanza comunicativa. A maggior ragione risulterebbe opportuno l’utilizzo della persuasione, basato comunque sulla libertà di scelta del cittadino. Auspicabile evenienza che non appare probabile al giorno d’oggi. Piuttosto, conviene rassegnarsi ad un ulteriore anno accademico basato su altalenanti decisioni politiche e nuove chiusure degli istituti, con lo spettro della didattica a distanza ancora presente.

Tommaso Alessandro De Filippo

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1 commento

  1. E dove sta il problema… Va avanti così e finiremo tutti a studiare-lavorare in grandi serre areabili, ben distanziati, proni alleati dei microrganismi effettivi. Il restante 50%, a calare rapidamente grazie agli algoritmi, monitorerà il prossimo, consenziente digitalizzato passivo, affinché non vada oltre il “consigliato”… Fate funzionare bene la Facoltà di Agronomia perché se non si mangia, discretamente e sufficientemente, saremo finalmente obbligati a prendercela con i responsabili! Tra il serio ed il faceto…, ben oltre S. Latouche.

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