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Roma, 19 mag – Dopo mesi di forzata chiusura delle attività, dettata dal culmine dell’emergenza sanitaria, sarebbero dovuti tornare alla routine la gran parte dei lavoratori italiani. Oltre a temere per la propria salute, tanti di loro hanno però dovuto fare i conti con complicazioni derivanti dall’assenza di decisioni politiche autorevoli, nonché con le – a tratti folli – norme di sicurezza da attuare sul lavoro, onde evitare di incorrere in multe e sanzioni penali.



Rischio fallimenti a catena

La crisi finanziaria derivante dalla pandemia, che falcidierà la totalità delle economie mondiali, ha spinto la gran parte dei leader degli altri paesi a compiere azioni senza precedenti, volte a salvare economia e futuro dei lavoratori. In Italia da settimane assistiamo a proteste, da parte della popolazione, nei confronti di scellerate scelte politiche che mettono a rischio fallimento sempre maggiore le attività lavorative, fonti di reddito e di soddisfazione morale per le famiglie.

Tassazione e burocrazia erano tra le principali cause della difficoltà d’occupazione, ancor prima dell’arrivo del coronavirus. Mesi di chiusura imposta hanno comportato un crollo del fatturato vertiginoso per le aziende, peggiorato dal rinvio delle tasse da pagare di pochissime settimane. Chi ha deciso di riaprire la propria attività dovrà convivere con norme di distanziamento sociale, impossibili da mantenere in una cucina di ristorante o dietro ad un bancone da bar, come nella gran parte dei luoghi di lavoro.

Gli aiuti come un’elemosina

Aiuti a imprese e lavoratori autonomi non sono arrivati in molti casi, in altri hanno sfiorato l’elemosina se paragonati alle cifre perse in questo periodo. Chi ha creduto e sperato nell’azzeramento della burocrazia e nella semplificazione delle normative ha ricevuto solo false promesse ed annunci propagandistici.

Le stime sul crollo del Pil vicino alla doppia cifra sono invece molto veritiere, le conseguenze le pagheremo per l’ennesima volta noi cittadini, vittime di comportamenti da parte dei politici, che hanno contribuito all’ampliamento della crisi. Nell’attuale momento storico urgono aiuti economici veri, a fondo perduto, ad imprese e lavoratori comuni. Se risposte concrete non arriveranno in breve tempo, fallimenti e disoccupazione diverranno prepotentemente all’ordine del giorno, portando nella nazione un clima che nessuna conferenza stampa o diretta social riuscirà a placare.

Risulta ancora una volta evidente come sacrifici, sociali ed economici, dei lavoratori, non vedano compensazione da parte di chi dovrebbe esercitare gli interessi della popolazione, ma nella realtà dei fatti non compie altro che annunci e promesse, di cui dopo diverse settimane ancora non vi è traccia.

Tommaso Alessandro De Filippo

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