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Roma, 19 mag – Si imparano molte cose e tutto torna. La comunicazione di Palazzo Chigi, ossia quel che esce dalla bocca di Giuseppi, è nelle mani di Rocco Casalino. Punto. Nel senso che oltre al suo passato brillante nella casa del Grande Fratello non si hanno notizie di un suo curriculum particolarmente incoraggiante. Era uno dei prezzi da pagare imposti dalla Casaleggio Associati a chiunque volesse governare coi grillini. Un prezzo esorbitante che somiglia ad un riscatto, cioè una somma regalata a qualcuno che tendenzialmente mal digerisci ma che servirà a permetterti di avere lo spazio necessario per sgomitare contro di lui. Ma siamo seri: Rocco Casalino è anche molto altro.

Non sappiamo quelli delle pari opportunità e dell’orgoglio arcobaleno e Lgbt cos’altro pretendano: hanno uno di loro ai vertici dello Stato, nel senso che il macello che avvenne il 7 marzo scorso a causa della divulgazione della bozza del decreto che avrebbe chiuso la Lombardia è probabilmente attribuibile a chi gestisce la comunicazione della presidenza del Consiglio. Casalino, appunto. Sebbene il governo Conte, e dunque anche il suo portavoce, sia intoccabile. Untouchable, perché tutti possono essere commissariati tranne chi governa, ossia i sovrani, i regnanti piovuti dal cielo, dalle case dei reality show.

Il Grande Fratello come l’Erasmus

Rocco Casalino non risponderà mai di quell’evento drammatico, di quegli assembramenti pazzeschi nelle stazioni lombarde perché il cascame politico che egli rappresenta è esente da colpe sempre e comunque, c’è sempre un ente locale da massacrare, sempre dei cittadini stupidi da multare, qualcuno da arrestare al posto loro. Casalino ha fatto il botto, ha vinto alla lotteria un po’ meschina della politica italiana ed è stato trasferito dai programmi dove faceva la parte del festaiolo gaudente alla stanza dei bottoni dove si decidono le sorti di una nazione. E lui è il personaggio medio convinto di esserselo meritato, che quei mesi passati nella casa del Grande Fratello abbiano finalmente fruttato quanto dovuto, quanto sperato. Eccolo il suo erasmus: il Gieffe, come lo chiamano gli esperti. E come insegna la generazione Erasmus, sguardo fiero e petto gonfio, loro la vita la vivono sei mesi a cazzeggiare alla volta. Che a nessuno venga in mente di mettere in dubbio l’opportunità che un elemento del genere ricopra un ruolo così delicato, soprattutto in un contesto emergenziale in cui anche le virgole fanno la differenza tra vivere e morire, tra pace e guerra. Casalino ci rimarrà attaccato con le unghie e con i denti, costi quel che costi, al netto di cosa sarà delle nostre vite.

È stata scattata una foto grottesca sabato sera, opportunamente modificata, nel cortile di Palazzo Chigi. Giuseppi leggeva il suo (cioè di Casalino) monologo mentre il Rocco sorvegliava in disparte. Gambe divaricate, braccia conserte, scravattato perché gli italiani non meritano la sua eleganza. È grottesca la posa, è grottesco lo sguardo, la minacciosità, la cafonaggine. Quella certezza ostentata a cui verrebbe voglia di rispondere a male parole. Come siamo arrivati a tanto?

Rocco Casalino il Vermilinguo

Le parole che Conte ha pronunciato rappresentano la volgarità e la sfacciataggine del soggetto che è il suo braccio destro. Un giornalista gli domanda un parere sulla manifestazione di Fratelli d’Italia del 2 giugno. Conte risponde che “non ritiene di dover sindacare le loro iniziative”. È grottesco anche solo pensare che questi due individui possano ritenere di poter sindacare iniziative simili. Ed è folle che il Vermilinguo del presidente del Consiglio italiano sia Rocco Casalino. Gli manca però la malvagità del cattivo di Tolkien, gli manca l’arguzia, gli manca l’astuzia. Casalino è solo e banalmente Casalino. Rappresenta la serena follia con la quale una nazione si è messa nelle mani di gente come lui, pensando che facendoci comandare da degli ignoranti ci avrebbe fatto sentir tutti meno scemi.

Lorenzo Zuppini

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