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Roma, 25 lug – C’era una volta Rocco del Grande Fratello. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti e il giovane partecipante alla prima edizione del celebre reality show, un’esperienza che motivò dichiarando di “riuscire molto bene a socializzare” ed “essere maledettamente esibizionista e voyeur”, ha fatto una signora carriera politica. Ottenendo importanti incarichi nel M5S, a cui è iscritto dal 2011, fino alla nomina a portavoce e capo dell’ufficio stampa del premier Giuseppe Conte nel giugno 2018. Da due anni è l’ombra del presidente del Consiglio, una sorta di spin doctor della comunicazione pentestallata e più in generale dell’esecutivo giallofucsia. Eppure, stando a quanto rivelato da La Verità, l’ex personaggio televisivo ha pronto un piano B nel caso in cui dovesse interrompersi la sua cavalcata nel mondo della politica: dedicarsi all’imprenditoria nel campo della ristorazione.

I sospetti dell’antiriciclaggio

Una rivelazione piuttosto imbarazzante perché emersa da una segnalazione inviata all’Ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia dai risk manager di un noto gruppo bancario con filiale in Largo Torre Argentina, a Roma. Nell’agenzia in questione sembra che abbia il conto il fidanzato di Casalino, il 30enne cubano José Carlo Alvarez Aguila. In pratica, in base a quanto ricostruito da La Verità, il tutto è saltato fuori a partire da un esame della carta prepagata del trentenne cubano che aveva spostato circa 150mila euro. Il denaro arrivava dalla disoccupazione NASpI, da alcuni “bonifici senza causale” inviati dallo stesso Rocco Casalino, nonché da “un bonifico proveniente da un conto tedesco della Plus500, società finanziaria internazionale che fornisce servizi di trading online”. Ovvero una società attraverso la quale si possono comprare e vendere azioni in borsa. Ma Aguila avrebbe pure giocato in borsa tramite una società greca, La Fortissio.

Il “soggetto terzo”

Ma in tutto questo cosa c’entra l’antiriciclaggio? I versamenti, come evidenziato da una nota inviata a Banda d’Italia, venivano effettuati a siti di trading online con la carta prepagata in esame. Il 30enne cubano, ufficialmente impiegato come cameriere, era in grado di investire fino 2mila euro al giorno, ottenendo poi plusvalenze. Quello che con tutta evidenza preoccupa l’antiriciclaggio è che a scommettere in borsa sia proprio il compagno del portavoce del primo ministro italiano. Ha forse accesso a informazioni privilegiate? C’è conflitto di interessi? In ogni caso Aguila avrebbe spiegato alla sua banca che la carta di credito è posseduta dalla madre che vive a Cuba. E’ lei quindi che “effettua prelievi di contanti seppur di poco conto presso banche locali”. Eppure dalla banca obiettano che “l’utilizzo fisico della carta non esclude la possibilità di compiere operazioni online da parte del segnalato”. Quindi “alla luce di tale utilizzo improprio della carta e della movimentazione compiuta si ritiene opportuno l’inoltro della presente”. Si sospettano “scambi di bonifici tra rapporti collegati con causali generiche, unitamente a operazioni di trading probabilmente eseguite da soggetto terzo“. E chi è questo soggetto terzo?

Stipendio da cameriere eppure…

Ma soprattutto come fa il 30enne cubano a puntare fino a 2mila euro in un giorno con uno stipendio da cameriere? Domande a cui ovviamente non possiamo rispondere noi giornalisti. In ogni caso il portavoce di Conte sembra volersi preparare a una carriera nel campo della ristorazione. Il fidanzato cubano vive in Italia grazie a dei permessi di soggiorno  puntualmente rinnovati ed è residente a Roma, mentre Casalino (nonostante viva con lui) risiede ancora in provincia di Brindisi. Insieme hanno comunque fondato la società “Riomaki”, con quote divise equamente del valore di 5 mila euro.

Alessandro Della Guglia

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    Art. 39 (Divieto di comunicazioni inerenti le segnalazioni di operazioni sospette). — 1. Fuori dai casi previsti
    dal presente decreto, è fatto divieto ai soggetti tenuti alla
    segnalazione di un’operazione sospetta e a chiunque ne
    sia comunque a conoscenza, di dare comunicazione al
    cliente interessato o a terzi dell’avvenuta segnalazione,
    dell’invio di ulteriori informazioni richieste dalla UIF o
    dell’esistenza ovvero della probabilità di indagini o approfondimenti in materia di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
    2. Il divieto di cui al comma 1 non si estende alla comunicazione effettuata alle autorità di vigilanza di settore
    in occasione dell’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 7, comma 2, e alla Guardia di finanza in occasione
    dei controlli di cui all’articolo 9, né alla comunicazione
    effettuata ai fini di accertamento investigativo.
    3. Il divieto di cui al comma 1 non impedisce la comunicazione tra gli intermediari bancari e finanziari ovvero
    tra tali intermediari e le loro succursali e filiazioni controllate a maggioranza e situate in Paesi terzi, a condizione che le medesime succursali e filiazioni si conformino
    a politiche e procedure di gruppo, ivi comprese quelle
    relative alla condivisione delle informazioni, idonee a garantire la corretta osservanza delle prescrizioni dettate in
    materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
    4. Il divieto di cui al comma 1 non impedisce la comunicazione tra professionisti che svolgono la propria
    prestazione professionale in forma associata, in qualità di
    dipendenti o collaboratori, anche se situati in Paesi terzi,
    a condizione che questi applichino misure equivalenti a
    quelle previste dal presente decreto legislativo.
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    finanziari ovvero due o più professionisti, il divieto di cui
    al comma 1 non impedisce la comunicazione tra gli intermediari o tra i professionisti in questione, a condizione che
    appartengano ad uno Stato membro o siano situati in un
    Paese terzo che impone obblighi equivalenti a quelli previsti dal presente decreto legislativo, fermo restando quanto
    stabilito dagli articoli 42, 43 e 44 del Codice in materia di
    protezione dei dati personali. Le informazioni scambiate
    possono essere utilizzate esclusivamente ai fini di prevenzione del riciclaggio o del finanziamento del terrorismo.
    6. Il tentativo del professionista di dissuadere il cliente
    dal porre in atto un’attività illegale non costituisce violazione del divieto di comunicazione previsto dal presente
    articolo.
    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/06/19/140/so/28/sg/pdf

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