sentenza fatti piazza navonaRoma, 10 giu – Nove anni per una sentenza tutta politica, utile solo per sancire un pregiudizio: parliamo dei fatti di piazza Navona, che il 29 ottobre 2008, nell’ambito delle proteste contro la riforma Gelmini, videro l’estrema sinistra mobilitarsi per tentare di cacciare il Blocco Studentesco dalla manifestazione che, in quel momento, si teneva nella celebre piazza romana. Ne nacquero pesanti scontri sotto l’occhio delle telecamere, con i militanti dell’organizzazione studentesca di CasaPound intenti a difendersi, seppur in netta inferiorità numerica.

Non è questo, però, che emerge dalla sentenza, che vede pesanti condanne per 18 imputati, di cui ben 15 appartenenti al Blocco Studentesco e solo tre riconducibili all’antifascismo militante romano. Le condanne vanno da un anno e nove mesi a un anno. Rissa, danneggiamento e lesioni i reati contestati. Il bilancio delle condanne sembra fare a pugni con la realtà testimoniata dalle immagini tutt’oggi disponibili on line, che vedono un corteo non autorizzato dei centri sociali entrare in piazza Navona con lo scopo dichiarato (e, del resto, apertamente rivendicato) di “cacciare i fascisti” in modo violento.

La sentenza stessa è del resto arrivata in maniera piuttosto irrituale, con una certa forzatura dei tempi per “segnare il punto” a pochi mesi dalla prescrizione. L’importante discrepanza valutativa tra i due schieramenti, che vede paradossalmente quello molto più numeroso e “attaccante” con un quinto delle condanne rispetto a quello più esiguo e “difendente”, sembra essere maturata sulla base di decisioni giurisdizionali al quanto discutibili. Come quella, per esempio, di non far valere il criterio fotografico per il riconoscimento degli antifascisti, che arrivarono in piazza a volto scoperto per poi aggredire travisati. Tattica che, processualmente, sembra aver pagato, mentre i militanti del Blocco, tutti a volto scoperto, in tribunale hanno avuto la peggio. Non solo: i certificati medici utili a determinare la condanna per rissa aggravata sono stati acquisiti interrompendo la camera di consiglio, dopo che la procura non ne aveva prodotti, cosa palesemente irregolare. Insomma, si tratta di un processo costellato di irritualità e irregolarità, teso a produrre in tutta fretta una serie di condanne abnormi prima che arrivi la prescrizione. Se poi la sentenza arriva anche a pochi giorni dalle elezioni, male non può fare, vero?

Roberto Derta

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