Roma, 19 nov — Vittorio Feltri e Vladimir Luxuria al vetriolo a Live – non è la D’Urso ieri sera: oggetto della contesa, l’utilizzo del termine frocio da parte del direttore di Libero, che ha mandato su tutte le furie l’ex parlamentare attivista Lgbt. “I termini frocio, culattone, sono battute che possono anche strappare delle risate ma sono un insulto – spiega Luxuria a Feltri – e lei non se la può cavare dicendo che non usa il termine gay perché inglese. Io li leggo i suoi articoli, e in un pezzo in cui parlava di ambientalismo ha usato la parola smog, che è un termine inglese. Allora perché smog lo può dire e gay no? Gli fa male la bocca?”, incalza. “Lei non deve sottovalutare il peso delle sue parole e la loro influenza. Scommetto che ora ci sono tanti ragazzi che ci stanno seguendo e non vorrei che un ragazzino che sente queste parole le vada a ripetere a scuola, dove c’è un fenomeno brutto che si chiama bullismo. In certi casi le parole fanno ridere, in altri uccidono Direttore!”, attacca.

La risposta di Feltri

Feltri le risponde senza scomporsi: “Fare la guerra al vocabolario è la cosa più stupida di questo mondo. Siccome il giornalismo è popolare per definizione, io preferisco usare dei termini che sono di uso popolare”. A questo punto l’attivista lo interrompe bruscamente sbottando: “Che gente frequenta lei, che usano i termini frocio e ricchione? La gente normale non dice coglione e frocio”. Il che fa seriamente riflettere sullo scollamento dal mondo reale della Luxuria.

Un termine latino

I toni si scaldano nel momento in cui Feltri si vede continuamente interrotto nella sua risposta: “Lei è una cafona, io uso il linguaggio che voglio, che è quello popolare, se a lei non piace non me ne frega niente. Pretendo non si faccia la guerra al dizionario, tutti i termini che io uso sono contenuti nei migliori vocabolari della lingua italiana, frocio è un termine di origine latina“. Luxuria però insiste sul proprio punto di vista, e risponde paonazza in volto: “Lei non può rendere la tessera Arcigay e poi dare del frocio a qualcuno. Lei deve smettere di usare questo linguaggio perché ci sono anche dei ragazzi che si sono suicidati per queste parole“.

Cristina Gauri

 

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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