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Roma, 11 feb – «Avevamo individuato i responsabili» degli eccidi di italiani finiti poi nelle foibe «ma l’inchiesta fu trasferita dalla Cassazione e sparì». Parla Sergio Dini, il pm ex capo della procura militare di Padova che nei primi anni 2000 indagò sulle foibe. In un’intervista pubblicata oggi sul Corriere ripercorre le tappe delle indagini e svela molti dei vergognosi retroscena.



Le indagini del pm Sergio Dini

«Innanzitutto avevamo individuato il comandante dei partigiani sloveni del IX Corpus, il reparto partigiano dell’esercito di Tito che fra maggio e giugno del 1945 aveva occupato Gorizia disponendo l’arresto e l’uccisione indiscriminata di italiani», racconta. In quel mese e mezzo, spiega Sergio Dini, «in quell’area sparirono centinaia di persone, sia prigionieri militari sia civili goriziani».

L’indagine era proseguita con l’individuazione «due dei responsabili dell’eccidio dei 12 carabinieri commesso sempre dal IX Corpus sloveno a Malga Bala, vicino a Tarvisio». I particolari sono raccapriccianti. «Li costrinsero a bere soda caustica e sale nero, li legarono con il fil di ferro ai polsi, li incaprettarono e uccisero a colpi di piccone». E poi c’era l’inchiesta «sul comandante del campo di concentramento di Borovnica, in Slovenia, che era stato anche cittadino italiano e dall’Italia ha preso la pensione fino alla morte. Da maggio a dicembre del 1945 fece morire di pestaggi e stenti decine di italiani, in particolare bersaglieri».

Un provvedimento sconcertante

La prima indagine «fu trasferita a Gorizia dalla Procura generale della Corte di Cassazione che accolse un’eccezione di incompetenza sollevata dalla difesa del comandante». L’indagine era chiusa, mancava solo il processo: «Ci sarebbe stato un pubblico dibattimento che forse poteva risultare scomodo. Il clima era di tacitazione e ridimensionamento…». Un provvedimento che Sergio Dini definisce «davvero sconcertante. Stiamo parlando dell’anno 2003 e allora non c’era ancora molta sensibilità sulla tragedia delle foibe. Se ne parlava poco e chi lo faceva passava per essere neofascista».

Tutto archiviato

Cosa fece la procura di Gorizia? «Dopo qualche tempo scoprì che uno di quei magistrati aveva avuto un parente infoibato e quindi risultava persona offesa. Incompatibile. Non potendo occuparsene il fascicolo fu così trasferito a Bologna e da lì non si è più saputo nulla». Mentre, per quanto riguarda le altre due indagini, quella «sull’eccidio dei carabinieri ho dovuto archiviarla perché non c’è stata alcuna collaborazione da parte delle autorità slovene nella identificazione dei soggetti». Per quella su Borovnica è scattata invece l’archiviazione «per morte del reo, il comandante».

Nessuno, fa sapere Sergio Dini, ha più indagato sulle foibe: «Si tratta di crimini impuniti. A conferma del fatto che quando si parla di guerra c’è solo un tipo di giustizia, questa sì unilaterale: quella dei vincitori nei confronti dei vinti. I tedeschi hanno perso la guerra e sono stati processati, gli slavi l’hanno vinta e sono rimasti impuniti, nonostante l’orrore delle foibe».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Dimentica però che l’Italia non ha avuto un processo di Norimberga e che tutti i criminali di guerra che perpetrarono atrocità inenarrabili nei paesi invasi, senza le quali non sarebbero esistite le atrocità verso gli Italiani, rimasero impuniti.

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