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Bologna, 11 feb – Nella giornata di ieri si sono verificati degli scontri su territorio nord–iracheno che hanno visto il coinvolgimento delle forze armate regolari turche e i membri della milizia Peshmerga, in quel Kurdistan iracheno il cui statuto internazionale è tutt’ora incerto. Nel combattimento – avvenuto soprattutto nell’area del monte Gara – sono morti tre dei militari di Ankara, le perdite dei curdi sono invece ancora ignote.
L’evento si inserisce in una più ampia serie di attacchi da parte della Turchia nel nord della Siria e dell’Iraq. Dopo la guerra nell’Artsakh – dove il supporto di Ankara si è rilevato determinante – Erdogan intende infatti usare l’esperienza e le conoscenze acquisite per conseguire nuovi obiettivi strategici nell’area. Di qui la sequenza di bombardamenti turchi che nel mese di gennaio ha colpito la regione curda.



Gli obiettivi della Turchia

L’attacco si inserisce in una vasta operazione annunciata da Erdogan, il quale intende assestare dei duri colpi contro le istituzioni militari curde. Le motivazioni date da Ankara riguardano gli aspetti della sicurezza. A suo dire, infatti, i peshmerga sarebbero dei terroristi in combutta con il Partito Curdo dei Lavoratori, formazione militante attiva in Turchia e che dagli anni ’70 si batte per la nascita del Kurdistan. Quello che si pone potrebbe quindi essere uno scenario simile a quello dell’invasione turca della Siria settentrionale nel 2019, il quale ha visto Ankara prendere possesso di una striscia di terreno lungo il suo confine. Anche lì le motivazioni riguardavano la sicurezza e la creazione di una zona militarizzata per prevenire l’intrusione da parte dei miliziani dell’FDS. Chiaro come in realtà si tenti di conseguire un progetto imperialista.

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Perché l’Iraq sta a guardare

Nella giornata di ieri sono quindi state trasportate, tramite elicottero, centinaia di truppe speciali rispondenti ai comandi turchi. Il loro obiettivo, oltre a colpire obiettivi strategici appartenenti ai combattenti Peshmerga, sarebbe creare un corridoio per separare i curdi siriani dalle loro controparti irachene e iraniane. L’operazione – coadiuvata dall’aeronautica militare turca – vede una parte delle truppe della coalizione internazionale passare la frontiera con la Siria. Un movimento inverso si era potuto vedere durante l’operazione nel nord della Siria, nel 2019, con le truppe americane che si sono ritirate più a sud o in Iraq. Un via libera dato all’alleato della Nato? Certo è che uno scontro Usa-Turchia sarebbe molto imbarazzante.

Recenti investigazioni hanno poi dimostrato che l’aeronautica militare di Ankara ha provocato la morte di oltre 100 civili dal 2015, tanto che proprio in questi giorni i peshmerga hanno evacuato oltre 120 villaggi nella regione. Si delinea quindi un futuro buio per i curdi iracheni? Questi intanto stanno invocando l’aiuto dell’Onu. Ma se l’Iraq da parte sua ha sempre commentato in maniera polemica questo tipo di violazioni da parte di Ankara, è probabile che in futuro si rassegnerà agli obiettivi strategici dei vicini turchi. Ankara peraltro ha offerto a Baghdad assistenza militare e aiuti nella ricostruzione dell’esercito.

Giacomo Morini

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