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sgombero via del Colosseo processoRoma, 16 gen – Si è aperto oggi il processo per lo sgombero del 29 settembre scorso di due famiglie italiane da uno stabile di via del Colosseo a Roma. Tra gli imputati il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano (che ha già scontato due mesi ai domiciliari) e altri tre giovanissimi militanti del movimento. L’accusa nei loro confronti è quella di resistenza aggravata, lesioni e violazione dei sigilli. “Come si vede dalle tante immagini che documentano minuto per minuto l’accaduto, la nostra resistenza è stata pacifica”, spiega Di Stefano, “a fronte di un atteggiamento brutale da parte della polizia municipale che non ha esitato a lanciare dalla finestra i mobili delle due famiglie e ad ammanettare senza motivo uno degli occupanti, un padre di famiglia peraltro in cattive condizioni di salute”.



I legali di CasaPound annunciano che chiameranno a testimoniare una cinquantina di testimoni, tra cui tutti i vigili intervenuti quel giorno. Proprio le modalità di intervento per lo sgomnero di via del Colosseo messe in atto dagli uomini dello Spe capitanati dal vice comandante Antonio Di Maggio soprannominato il “pistolero”, hanno generato molte polemiche. Anche perché in un comunicato difuso dopo gli arresti, la polizia di Roma Capitale parlò di mobili gettati dal primo piano dagli occupanti, quando le immagini testimoniano l’esatto contrario, che a lanciare i mobili furono gli stessi agenti dello Spe. Come spiega CasaPound in una nota, “le due famiglie italiane sgomberate dalle abitazioni di via del Colosseo, occupavano da oltre 30 anni pagando un’indennità al Comune. Famiglie, che ancora oggi sono costrette a vivere dell’ospitalità di amici, alle quali il Campidoglio non aveva voluto offrire nessuna soluzione alternativa, nonostante lo stato di grave indigenza in cui versano e la presenza di un’anziana diabetica e di un bambino con difficoltà”.

Da qui la scelta del movimento di intervenire. “Il Campidoglio ha fatto ricorso alla forza pubblica per allontanare dalla loro casa famiglie con anziani e disabili e noi non potevamo certo esimerci dall’intervenire”, spiega Simone Di Stefano, “difendere gli italiani non è ancora diventato un reato, non potranno condannarci per questo. Adesso la battaglia si sposta nelle aule di piazzale Clodio. Oggi si è tenuta la prima udienza. Presenti gli imputati, i legali della difesa e un sostituto del Pm Cipolla. Al momento sono stati ammessi dal giudice 16 testimoni tra gli agenti della polizia di Roma Capitale intervenuti il 29 settembre, più altri testimoni oculari. Non sono stati invece ammessi come testimoni i funzionari del Comune di Roma in quanto è stata ritenuta sufficiente la documentazione presentata dalle difese. La prossima udienza è stata fissata con tempi piuttosto brevi per il 20 febbraio prossimo.

Davide Romano

 

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2 Commenti

  1. mah! siamo all’ assurdo! e comunque….è la prima volta che vedo qualcuno che fa politica che finisce nelle aule del tribunale non per aver rubato o spacciato o frodato o ucciso qualcuno, ma per difendere delle povere persone! Grande Di Stefano!!!

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