Roma, 4 mag — Vietato l’ingresso alle donne troppo vestite: accade in una discoteca di Ostia, dove un addetto alla selezione della clientela avrebbe respinto tre ragazze motivando la sua decisione con un laconico: «Siete troppo coperte, non vi faccio entrare».

Le tre ragazze, tutte ventiduenni, si erano recate sulla spiaggia del litorale ostiense per trascorrere in spensieratezza il pomeriggio del primo maggio. Al rifiuto dello steward, sentendosi umiliate, hanno deciso — come ormai è di prassi — di diffondere la loro versione dell’accaduto «affinché non capiti più ad altre» e avere la propria rivincita social.

A Ostia non si entra in discoteca se troppo abbottonate

«In questo locale non entrate, non avete i requisiti fisici» sarebbero state queste le parole del buttadentro — per le tre «sventurate» il buttafuori — riportate da una delle re protagoniste della vicenda, una studentessa al terzo anno di Giurisprudenza residente a Ostia. Intervistata dal Messaggero, fa sapere che in un primo momento la combriccola pensava di essere stata «rimbalzata» perché scambiate per minorenni, o perché troppo basse. A questo punto le ragazze pretendono dei chiarimenti. Anche perché, ricorda l’intervistata, le tre i erano presentate in maniera consona («tacco e camicetta»). «Avremmo dovuto essere più scollate?». Lo steward annuisce sghignazzando. Troppo abbottonate per lo «stile litorale» in voga sul lungomare ostiense. Luogo ove appena spunta un raggio di sole, le ragazze, richiamate dall’istinto balneare, chiamiamolo così, scoprono più centimetri di pelle possibile.

La denuncia social

E’ stata inizialmente la madre di una delle studentesse ad affidare il suo sfogo sui social:  «Ho detto quello che era accaduto a mia figlia e alle sue amiche, tutte ragazze per bene che non meritavano certo un trattamento del genere. Che la verità venga fuori», spiega sempre al quotidiano capitolino. La denuncia sulle piattaforma social raccoglie il plauso di molti altri genitori. «Ci eravamo rivolte anche a una pattuglia in servizio della polizia ma loro erano impegnati in altri servizi e, seppur dandoci ragione, ci hanno detto che non potevano intervenire e ci hanno invitato a formalizzare la denuncia nei giorni a seguire», sottolinea una delle ragazze, sempre al Messaggero. 

Le scuse del proprietario

Il gestore si sarebbe poi scusato per l’episodio. «Mi sembra sia stato più un gesto di maleducazione da parte dello steward. Se quelle cose che ha detto corrispondono al vero fanno vergognare anche me», ha spiegato. «Per noi la questione è finita così — concludono le ragazze — ma è giusto che non ci siano altre giovani che possano incappare in questa discriminazione all’entrata senza motivo».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. ….
    una tempesta in un ditale d’acqua.
    snowflake,si chiamano:
    in altri tempi si andava da un’altra parte e pace:
    oggi ancora un pò e chiamano l’onu…

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