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Palermo, 21 mag – “Io sono il capo condominio della sanità”. E’ finito agli arresti domiciliari Antonino Candela, l’ex manager dell’Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l’emergenza coronavirus in Sicilia, accusato di corruzione nell’ambito delle indagini su un maxi giro di tangenti e di appalti pilotati nella sanità siciliana che ruotava attorno alla “Centrale unica di committenza della Regione siciliana e all’Asp 6 di Palermo”. La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito all’alba di oggi dodici misure cautelari. Gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.



Chi sono gli indagati

Due sono destinatari di custodia cautelare in carcere, si tratta di Fabio Damiani di 55 anni, attuale Direttore generale dell’Asp 9 di Trapani, e Salvatore Manganaro di 44 anni, accusato di essere il “faccendiere di riferimento per Damiani”. Altri otto sono stati sottoposti agli arresti domiciliari: Candela, 55 anni, attuale Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, Giuseppe Taibbi di 47 anni, ritenuto il faccendiere di riferimento per Candela, e altri dirigenti di varie aziende coinvolte nell’inchiesta. Candela è accusato di avere intascato in più trance una tangente da 260mila euro dagli imprenditori che hanno gestito uno degli appalti al centro delle indagini. Tra le intercettazioni che lo hanno incastrato, diceva: “Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango”. Il Gip ricorda: “Si atteggiava a strenuo paladino della legalità”, ma quello che è emerso invece dall’indagine è una “pessima personalità”. Gli inquirenti parlano di “gravi forme di reato contro la pubblica amministrazione” che “sottraggono alla collettività risorse pubbliche, incidendo pesantemente anche sulla qualità dei servizi forniti ai cittadini, soprattutto in un settore delicato come quello della sanità”.

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“Un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli”

Il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, “nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate: le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra pari ad almeno 1.800.000 euro”, rende noto la Guardia di finanza. Le indagini, si legge nel rapporto, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari, “hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica”. Le Fiamme gialle riportano che “le articolate fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’Asp 6 di Palermo” al fine di ottenere appalti per circa 600 milioni di euro.

“Tariffario del 5% del valore della commessa aggiudicata”

Secondo le indagini, il sistema di mazzette prevedeva “l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5% del valore della commessa aggiudicata“. Dal canto loro, “gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, erano consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti”, spiegano gli inquirenti, in un sistema che “appariva consolidato”. In pratica funzionava così: “L’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto – si legge nel rapporto – il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria ‘offerta guidata’, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato”. Il tutto – come risulta dalle indagini – con buste sostituite durante le gare, punteggi attribuiti illegittimamente, informazioni riservate rivelate a chi di dovere.

Indagato anche il deputato dell’Ars Carmelo Pullara

Tra gli indagati nell’operazione “Sorella sanità” figura anche il deputato regionale di Licata, Carmelo Pullara, 48 anni, eletto nella lista Idea Sicilia Popolari e Autonomisti Musumeci Presidente, che però non è tra i dodici destinatari delle misure cautelari. E’ accusato di turbativa d’asta perché avrebbe chiesto un favore per una ditta a Damiani, in cambio di un sostegno alla nomina di quest’ultimo ai vertici dell’ufficio sanitario. Pullara è vicepresidente della commissione Salute e servizi sociali e sanitari dell’Ars e componente dell’Antimafia regionale.

Ludovica Colli

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