Roma, 28 nov – “Lui su questo palco è salito due o tre volte: due sicuro, sulla terza ho già qualche dubbio”, così Diego Bianchi, alias Zoro, ha scaricato Aboubakar Soumahoro durante l’ultima puntata di Propaganda Live, la trasmissione de La 7 che per prima ha lanciato mediaticamente il deputato autosospeso dell’Alleanza Verdi e Sinistra Italiana. Decisamente particolare è stata questa presa di distanze. Nella puntata del 14 ottobre scorso, solo un mese prima, Bianchi aveva dedicato diversi minuti del suo “racconto della settimana” a Soumahoro: nel servizio, Zoro aveva intervistato personalmente “l’onorevole”, aveva registrato il suo comizio improvvisato davanti alla Camera per poi esortare il pubblico in studio: “Applausi per Soumahoro”.

Propaganda Live ha trasformato Soumahoro nella nuova icona della sinistra

Sarà stato pure in studio a Propaganda Live “due o tre volte”, ma Diego Bianchi ha seguito Soumahoro in diverse sue iniziative. Zoro lo intervistò due volte in studio, nel giugno del 2018 e nell’aprile del 2019, quando le proteste degli immigrati ospitati nelle cooperative della suocera e della moglie di Soumahoro erano già iniziate da tempo.

Nel 2018, Propaganda Live mandò in onda un reportage dalla Calabria dove Soumahoro guidava le proteste dei braccianti stranieri. Un anno dopo, durante un’intervista, Gad Lerner affermò tra gli applausi in studio: “La sinistra ha bisogno di Mimmo Lucano e Aboubakar Soumahoro”. Nel maggio del 2020, in collegamento, Soumahoro fu intervistato da Bianchi in occasione dello sciopero dei braccianti. Zoro ripropose anche il “match” tra il deputato di sinistra e Matteo Salvini, andato in onda nel programma Rai Mezz’ora in più, e poi a Otto e mezzo parlò del suo reportage da Villa Pamphili, dove Soumahoro “uno di sinistra” aveva iniziato lo sciopero della fame.

Nell’aprile del 2021, in occasione del 25 aprile, Diego Bianchi era nel foggiano per raccontare la “resistenza” di Aboubakar Soumahoro e della sua Lega Braccianti. All’epoca, il deputato stava raccogliendo fondi per i braccianti: secondo Soumaila Sambare, ex socio di Soumahoro, una cospicua parte di quei soldi sono spariti. Una parte di quei fondi sarebbero stati dati da Soumahoro ai braccianti per farsi selfie con lui e per inscenare proteste.

Soumahoro sarà salito pure sul palco di Propaganda Live “due o tre volte”, ma è stato Diego Bianchi a lanciare mediaticamente quella che poi è diventata la nuova icona della sinistra intercettata dalla politica.

Marco Damilano, il padre putativo

Fu proprio il giornalista Marco Damilano, ex direttore de L’Espresso e ora conduttore di un programma tv Rai, a presentare Aboubakar Soumahoro e consorte a Bergoglio nel maggio del 2019. All’epoca, il deputato collaborava con L’Espresso.

“Il cinismo, l’indifferenza, la caccia al consenso fondata sulla paura. Oppure la ribellione morale, l’empatia, l’appello all’unità dei più deboli. Voi da che parte state?”, chiedeva L’Espresso nel giugno 2018, pubblicando la copertina “Uomini e no”, in cui si mettevano a confronto l’allora ministro Matteo Salvini e Soumahoro. Sul settimanale, compariva anche un intervento firmato dall’allora sindacalista in cui si definiva “partigiano schierato contro l’inciviltà”.

Nel luglio del 2018, Damilano, Soumahoro e Diego Bianchi presero parte all’incontro “Uomini e no. Tu da che parte stai?” organizzato a Roma e trasmesso in diretta sul canale di Repubblica.

Nel luglio del 2019, L’Espresso organizzò l’incontro “Prima gli esseri umani” presso l’Arco di Giano a Roma dove parteciparono Marco Damilano, Aboubakar Soumahoro e Roberto Saviano.

Il 12 ottobre scorso, Marco Damilano aveva invitato Soumahoro in Rai come ospite a Il cavallo e la torre. In quell’occasione, si era discusso di come doveva essere rifondata la sinistra in Italia.

Mentre gli interventi pubblicati su L’Espresso da Soumahoro vanno avanti fino al luglio del 2021, l’ultimo incontro pubblico tra Damilano e Soumahoro è andato in scena il 3 novembre scorso, presso l’occupazione dei collettivi rossi all’interno dell’Università La Sapienza di Roma.

Fazio ha lanciato Soumahoro come nuovo leader della sinistra in Rai

A lanciare universalmente Soumahoro è stato Fabio Fazio. Nel giugno del 2019, l’allora sindacalista era stato ospitato a Che tempo che fa, diventando quindi noto al vasto pubblico del serale della Rai. Con lui, era presente in studio don Mattia Ferrari, “cappellano” della nave Mare Jonio della Ong Mediterranea, mentre Roberto Saviano era in collegamento da New York. Ora il plagiatore sta frignando per essere stato rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, definiti “bastardi”.

Il 30 ottobre scorso, Fabio Fazio ospita nuovamente Aboubakar Soumahoro, il quale ha affermato che “quel fango sugli stivali rappresenta le sofferenze di noi diseredati, disoccupati, discriminati, partite IVA, operai, lavoratori dipendenti, precari, lavoratrici e lavoratori della filiera agricola e tutte le persone del Paese reale che hanno fame, che conoscono il sacrificio e che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Si è poi scoperto che gli stivali indossati in Parlamento da Soumahoro appartengono a un ex socio della Lega Braccianti.

Da icona della sinistra a reietto da scansare

Non sono mancati anche altri endorsement del mondo del giornalismo. Il 7 novembre scorso, David Parenzo ha descritto Soumahoro come “il miglior italiano che abbiamo in questo momento”. Il 13 ottobre scorso, Lorenzo Tosa, direttore di Next Quotidiano, ha definito Soumahoro come “uno dei pochissimi da cui è un orgoglio essere rappresentati”. Nel 2018, Valentina Furlanetto di Radio 24 scrisse che l’allora sindacalista “è una delle persone più colte, lucide e belle che abbia incontrato negli ultimi mesi”.

Ora Aboubakar Soumahoro è stato scaricato da tutti, sia dai suoi padrini politici, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, sia dai suoi padrini mediatici, Marco Damilano, Diego Bianchi, Roberto Saviano e Fabio Fazio. Pure il Partito Democratico fa orecchie da mercante sebbene il lancio di Soumahoro su un palcoscenico politico avvenne nel novembre del 2019, in occasione della tre giorni “Gli anni 20 del 2000, tutta un’altra storia” organizzata a Bologna.

La fuga dei sostenitori di Soumahoro ha un sapore vagamente ipocrita e pavido, come uno Schettino che abbandona la nave che sta colando a picco tra le indagini della procura di Latina, del ministero, della Guardia di Finanza e dell’Antiriciclaggio. Il sistema dell’accoglienza degli immigrati in Italia ha svelato ancora una volta le sue radici putride. “I migranti rendono più della droga”, diceva Salvatore Buzzi. Sembrerebbe che quel business vada preservato a ogni costo, pure sacrificando il nuovo idolo della sinistra. Prendere a calci il deputato con gli stivali, comunque, non sarà sufficiente questa volta.

Francesca Totolo

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