Venezia, 15 mar — Era arrivato in Italia e si era subito messo «all’opera», spacciando, consumando droga e arrivando ad accoltellare una persona: ma il Tribunale ordinario lagunare lo ha riconosciuto vittima del racket «di minorenni o di neomaggiorenni che vengono impiegati in attività criminali» e con un colpo di spugna gli ha concesso il prezioso status di rifugiato. Si conclude così la vicenda, raccontata dal Gazzettino, di un pusher tunisino sbarcato nel nostro Paese nel 2015.

Il tunisino che da pusher diventa rifugiato

Vicenda che inizia tempo prima, quando il magrebino si trova ancora in patria e viene avvicinato da un connazionale «consapevole delle difficoltà economiche» patite dalla famiglia del ragazzo e che gli propone «di partire per l’Europa con la promessa di un buon lavoro alle sue dipendenze». Detto, fatto, il viaggio è organizzato, con tanto di spesa anticipata con l’impegno, da parte dell’aspirante immigrato, di ripagarla con i primi stipendi percepiti. Il nostro tunisino era a conoscenza del tipo di «lavoro» che sarebbe andato a svolgere sul suolo italiano? Difficile a dirsi. Certo è che appena arrivato in Italia, si mette d’impegno per risultare irregolare sul territorio: da 19enne si dichiara minorenne e scappa dal centro di prima accoglienza, per raggiungere il conoscente a Padova. Lì viene dirottato a Mestre, dove viene instradato allo spaccio. Che gli varrà il primo arresto nel 2016, a cui segue la prima condanna a 9 mesi e 1.400 euro di multa.

Il primo arresto

Durante il periodo di detenzione il tunisino viene introdotto in un programma di protezione speciale, che però abbandona «in ragione delle forti pressioni subite» dal conoscente che provvede pure a recapitare «minacce dirette contemporaneamente alla madre residente in Tunisia da parte di uomini» legati alla banda. Fatto che secondo il Tribunale dimostra «l’incapacità delle autorità statali di fornire adeguata protezione alle vittime di trafficking».

L’accoltellamento

Una volta uscito dal carcere, il tunisino fa il suo ritorno nel giro dello spaccio, «diventando egli stesso consumatore, venendosi a trovare in tal modo in un contesto di forte marginalità sociale». Nel 2018 accoltella una persona all’addome e per lui si riaprono le porte del carcere: 3 anni e 4 mesi. Alla sua uscita  fa domanda di protezione internazionale, che viene rigettata dalla sezione di Padova della Commissione territoriale per il riconoscimento, che ritiene sussistenti solo «i presupposti per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale». Ma a questo punto intervengono l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza e la sentenza della Corte d’Appello. Dagli atti emerge che il precedente per spaccio «è modesto» e che il tunisino «era sotto l’effetto di sostanze» mentre accoltellava alla pancia il malcapitato. «Il quadro che emerge dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria è, quindi, quello di un minore allo sbando, indotto a delinquere per necessità, in un contesto di degrado culturale e sociale».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Questo sarebbe l’Occidente “della democrazia e delle libertà”, che si dovrebbe difendere dalle “terribili” dittature di Russia, Cina ,etc ? Sinceramente, qualora ve ne fosse la necessità, non muoverei un dito per il mantenimento dello stato attuale delle cose in Italia (e in Europa), qualunque sia la minaccia che dovesse incombere . Perchè di assurdità come queste ne avvengono continuamente nei nostri Paesi, e qualsiasi altra realtà socio-politica nel pianeta, mi sembra più accettabile di quello che viviamo in questo nostro miserabile continente, ormai preda di gruppi di interesse, lobbies(non solo finanziarie) potentissime e personaggi fortemente ideologizzati nelle posizioni di potere…

  2. L’ uso di droga è quindi di fatto addirittura più di una attenuante?! Una contraddizione che grida verso una giustizia sen’ altro diversa.
    A proposito, nella tv di stato e parastato è tutto un susseguirsi di personaggi vecchi e decrepiti che sono stati sempiternamente proposti al pubblico come esempi comportamentali e che oggi, candidamente, ammettono di essersi sempre drogati… Istigazione alla merda?!

  3. Purtroppo non si tratta di un caso isolato, sono ormai anni che si individua questa tendenza, una ingiustizia di fatto e una ingiustizia sociale. Mentre si discute e si continua a fallire sulla riforma della giustizia, dopo avere praticamente ignorato lo scandalo del “sistema Palamara” i malfunzionamenti della giustizia continuano e analizzando casi come questo del tunisino, sbrano totalmente fuori controllo. Da chiedersi quale fiducia si può ancora riporre nella giustizia e nel Paese.

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