Roma, 15 mar – La povertà materiale da un lato, la ricchezza culturale dall’altro. Siamo una nazione priva (o quasi) di materie prime, possiamo però tornare consci della missione di civiltà che permea questa terra dall’antichità ad oggi. Una lezione che Enrico Mattei seppe tradurre in chiave “energetica”, per assicurare all’Italia le risorse di cui un Paese alle prese con la difficile rinascita del dopoguerra aveva bisogno. E di cui, forse ancora di più, ha disperata necessità anche oggi.

La lezione di Mattei e la guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina è arrivata come un macigno a far naufragare, ancor prima che potessero nascere, le velleità dei più oltranzisti. Quelli convinti che bastino qualche parco eolico o solare per garantire alle industrie di lavorare, alle abitazioni di scaldarsi e all’illuminazione di accendersi. Spiace, ma non funziona così. Nè mai potrà funzionare, a meno di non imboccare (è forse questo che vogliono?) la strada della decrescita. Vale a dire della povertà. Proprio quella che Mattei, a sua volta proveniente da una famiglia in cui ad un certo punto era difficile mettere insieme il pranzo con la cena, contribuì a eradicare dalla faccia dello stivale proiettato sul Mediterraneo.

Scopri Enrico Mattei, il Capitano d’industria

Ecco, il Mare Nostrum. Teatro d’elezione del cursus honorum del commissario dell’Agip e poi fondatore dell’Eni. Non solo affari, ma tanta diplomazia. Anzi, quasi solo quest’ultima. I contratti seguivano, quasi naturaliter. Ponendoci al centro di una fitta rete di relazioni, alimentando l’anomalia italiana nella politica estera occidentale. La chiamarono “neoatlantismo” e vide proprio Mattei, insieme ad Amintore Fanfani, nel ruolo di punta di lancia di una sorta di dottrina che provava a porci in un ruolo super partes, proiettandoci alla “conquista” del bacino che fu di Roma. Il tutto nell’ambito dei vincoli imposti dall’appartenenza all’Alleanza Atlantica, ma anche qui la posta in gioco era chiara: “Non mi ci vorranno più di sette anni per portare l’Italia fuori dalla Nato e metterla alla testa dei Paesi neutrali”, ebbe a dire il nostro. Pochi mesi dopo, l’aereo che lo trasportava da Catania a Milano precipitò misteriosamente. Ci volle qualche decina d’anni per capire che era stata una bomba.

Riscoprire il nostro ruolo nel mondo

In quella notte di novembre, a pochi chilometri da Linate, moriva Mattei ma non il suo insegnamento. Una traccia di cui oggi, tra un esecutivo totalmente appiattito alla narrazione “occidentale” e la crisi legata alle forniture di gas e petrolio pronta mordere sempre più, servirebbe riprendere in mano i fili. Anzitutto per riscoprire il nostro ruolo nel mondo, condizione necessaria per poter anche solo pensare ad una qualche forma di politica energetica. E diviene un fato strano, quello dell’ultimo volume della collana I Grandi Italiani, dedicato proprio a Enrico Mattei: è come se la Storia si alzasse, facendo riemergere il galeone pirata con l’insegna del cane a sei zampe. Ma è in realtà la questione energetica è sempre stata di attualità.

Nicola Mattei

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1 commento

  1. Anime Irritate e Paese Guasto
    “Nell’era dell’Antropocene è diventato impossibile tenere in piedi la finzione di una netta separazione tra ciò che è naturale e ciò che è culturale: le due cose oggi appaiono indissolubilmente intrecciate. Ciò significa che quelle due divinità felicemente accoppiate, “Natura” e “Cultura”, sono morte, e che l’idea stessa di “scrittura ecologica”, così come la conoscevamo, è morta con loro”. (La narrazione dell’Antropocene (Amitav Gosh,17 giugno 2017 Il sole 24)

    “La speranza è umana e terrena, è un segno di imperfezione. Ma è già una condizione superiore, nella quale l’imperfezione viene avvertita. Quello che noi oggi chiamiamo progresso è speranza secolarizzata: il fine è terreno ed è chiaramente iscritto nel tempo.” (E. Jünger, “Il libro dell’orologio a polvere”1981)

    «…secondo Esiodo, l’età dei Titani è l’età dell’oro. Il passaggio dall’età del ferro all’età delle irradiazioni si verifica anzitutto nelle scienze della natura. La potenza delle loro formule si rivela nella tecnica e nei suoi dispositivi. Tale diffusione si accompagna a quella spiritualizzazione che gli astrologi attribuiscono all’Età dell’Acquario» (Jünger, 1989)

    “Vediamoci per quello che siamo. Siamo Iperborei. Sappiamo fin troppo bene come stiamo vivendo lontani da questa rotta”.
    (Friedrich Nietzsche “Der Antichrist” (L’anticristo, del 1888)

    “Il tempo della notte del mondo è il tempo della povertà perché diviene sempre più povero. (Perché i poeti?” Heidegger, 1968).

    By Manlio Amelio

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