Roma, 21 feb – Il bullismo, soprattutto se raggiunge vette di particolare violenza, è indubbiamente una piaga: ma in alcuni casi, la reazione contro il bullismo rischia di divenire un problema ancora maggiore. Ne sanno qualcosa i Carabinieri di Roma, che si sono trovati a denunciare in stato di libertà un sedicenne del quartiere di Monteverde, il quale avrebbe pensato di reagire alle angherie di presunti bulli utilizzando nientemeno che un machete acquistato online. Avete letto bene: un machete. E se gli atti di violenza da parte dei bulli sono già oggetto di altra indagine, visto che il ragazzo e i genitori li avevano denunciati, la esasperazione raggiunta, ormai ai limiti della idea di farsi giustizia da solo con il machete, rischiava senza dubbio di sfociare in autentica tragedia.

Compra un machete per difendersi dai bulli

I Carabinieri sarebbero stati avvertiti da una telefonata anonima che avrebbe denunciato l’acquisto, avvenuto su un sito specializzato in articoli militari. In poco tempo e all’esito di una brevissima indagine, le forze dell’ordine hanno individuato l’appartamento del giovane e hanno scongiurato un epilogo drammatico. Una pattuglia si è così presentata a casa del giovane, nel quadrante occidentale della città e hanno citofonato, si sono qualificati e sono saliti in casa, dove in poco tempo hanno rinvenuto il machete dalla lama lunga ben cinquanta centimetri. Ad allarmare, in particolare, la voce di quartiere secondo cui per sabato sarebbe stata organizzata una rissa tra giovani; il timore e il sospetto era che l’arma sarebbe stata utilizzata in quella occasione, con un esito facilmente intuibile e potenzialmente letale. L’arma è stata così sottoposta a sequestro da parte dei militari.

Gli atti di violenza subiti dal ragazzo erano sfociati in una denuncia presentata due anni fa: le forze dell’ordine avevano così identificato ben nove coetanei del giovane. Ad oggi sono ancora indagati. Quattro dei nove, tutti quindicenni, una ragazza e tre ragazzi, erano stati inoltre ammoniti dall’allora Questore Carmine Esposito per atti connessi al cyber-bullismo. Avevano infatti creato un apposito gruppo Whatsapp, con un nome eloquente facente espresso riferimento al disagio cognitivo di cui soffre la loro vittima. Il fine della chat era quello di deridere e umiliare il ragazzo, che era stato anche aggiunto alla chat stessa. Esasperato e profondamente umiliato, il ragazzo era uscito dalla chat, aveva allertato i genitori e così il padre aveva deciso di sporgere denuncia.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Il mondo è al contrario perchè sarebbero da denunciare i “bulli” non lui e quelli che subiscono. Il ragazzo ha fatto bene a comprare il machete, peccato che non l’abbia usato contro quelle teste di cazzo!

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