Roma, 21 feb – La guerra è ormai alle porte. Anzi è già cominciata. Questa mattina un colpo di mortaio sparato dall’esercito ucraino ha distrutto un posto di blocco sul territorio russo a circa 150 metri dal confine nella regione di Rostov. Nella Repubblica Popolare di Donetsk si registrano bombardamenti di scuole, ospedali, centrali elettriche e semplici abitazioni con decine di vittime civili.

Ucraina, bombe e sabotatori: la guerra che già c’è

Ma l’episodio più rilevante è l’incursione di un gruppo di sabotatori ucraini in territorio russo, terminata con l’uccisione dei cinque membri del commando e la distruzione di due veicoli blindati da parte delle forze armate di Mosca. Un altro sabotatore è stato arrestato dall’Fsb nel pomeriggio mentre cercava di entrare in Russia dal territorio della Repubblica Popolare di Lugansk. Prosegue senza sosta l’evacuazione di donne, anziani e bambini del Donbass che trovano riparo in territorio russo. Curioso che sia la Russia ad essere accusata di “aggressione” quando decine di migliaia di sfollati vengono accolti nella russa Rostov e nessuno o quasi nelle ucraine Kharkov e Mariupol.

Il riconoscimento del Donbass

I presidenti delle due repubbliche filo-russe hanno rinnovato il loro appello alla Russia affinché le riconosca e gli fornisca assistenza militare. Messaggi in tal senso sono arrivati anche dalla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, nella quale Putin ha sottolineato la necessità di prendere atto del fatto che Kiev non applicherà mai gli accordi di Minsk ai quali invece sarebbe vincolata e che prevedono la concessione di autonomia alle regioni del Donbass.

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Intanto le truppe russe di stanza in Bielorussia per un esercitazione resteranno a presidiare il confine. Tra gli armamenti trasferiti anche bombardieri atomici. Il messaggio è chiaramente rivolto agli Stati Uniti: la Russia non è più disposta a sopportare l’aggressività della Nato ai suoi confini ed è pronta a tutto per difendersi.

La vittima sacrificale e l’Europa immobile

Da parte sua l’Ucraina sembra sempre più vittima sacrificale di un conflitto che non vorrebbe e al quale non è preparata, ma a cui è costretta da Washington che di fatto l’ha commissariata con il colpo di Stato del 2014. La sola minaccia di una guerra sul suo territorio sta facendo perdere alle già esegui finanze dello stato ucraino circa 5 miliardi di dollari al mese secondo le stime dell’amministrazione Zelensky.

Da sottolineare la totale impassibilità dell’Unione europea, incapace di farsi sentire se non per ripetere a pappagallo la lezione dettata da oltreoceano. Unica eccezione il presidente francese Macron che sta cercando in tutti i modi di evitare un conflitto dalle conseguenze disastrose per il Vecchio Continente.

Lorenzo Berti

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3 Commenti

  1. l’Europa pagherà il prezzo più alto in termini economici e di vite umane perché è da settant’anni succube dello zio Sam. Infatti il vecchio continente dopo la seconda guerra mondiale non ha mai avuto poteri decisionali, limitandosi ad avallare le decisioni degli Stati Uniti, che hanno fatto e disfatto guerre in ogni parte del mondo. Questo strapotere degli Americani deriva anche dal fatto che mai nessuna grande guerra è stata combattuta sul suo territorio. Con la Russia questa volta le cose potrebbero cambiare. Un suo successo significherebbe l’instaurazione di un nuovo assetto europeo e mondiale che consentirebbe a molti Paesi di liberarsi dalle catene Americane.

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