In tanti parlano (a sproposito) di come, sul caso Open, la casta politica abbia fatto quadrato nel proteggere Matteo Renzi e proteggersi dai magistrati: niente di più falso. E la vicenda mostra come soltanto i 5 Stelle e Marco Travaglio siano dalla parte delle toghe politicizzate. Niente di nuovo, direte voi: il M5S è giustizialista manettaro, nel solco di quell’Italia dei valori del poliziotto-magistrato Di Pietro che nacque da Mani Pulite; il direttore del Fatto Quotidiano è il megafono della magistratura politicizzata. Ma sul caso Open e in vista del referendum sulla giustizia emerge chiaramente un dato politico: il Parlamento (ad eccezione di M5S e i compagni di LeU, sì quello di Speranza) ha dimostrato di essere un argine contro lo strapotere della magistratura.

Caso Open, il Senato spedisce i magistrati davanti alla Consulta. E sui social sono tutti esperti di giurisprudenza

Iniziamo da chi parla a sproposito sui social della decisione del Senato di spedire i magistrati che si sono accaniti contro Renzi a renderne conto davanti alla Consulta. Si tratta di utenti che dopo essere stati virologi per tutta la pandemia e dopo aver dismesso i panni appena indossati dei geopolitici sulla crisi nel Donbass, oggi sfoggiano la loro cultura in giurisprudenza. Renzi è il nuovo Berlusconi, perché si salva dai processi grazie all’aiuto della casta. Un mix di cretinismo grillino, fomentato dal titolo infamante del Fatto Quotidiano (che vedremo tra un po’), e di foga manettara contro i soliti politici che sperano di farla franca grazie all’immunità parlamentare. Niente di più falso, ovviamente.

Ma la narrazione social – nel suo grado zero semantico, nella sua semplice stupidità – costa meno fatica per chi legge sul cellulare tra un giro in monopattino e un cambio di Ffp2 all’aperto dopo 4 ore. Molta meno fatica rispetto ad andarsi a vedere cosa è successo veramente.

Ecco cosa è successo ieri al Senato

Cosa è successo lo sintetizziamo noi, per dovere di cronaca. Ieri, con 167 sì, 76 no e zero astenuti, il Senato ha votato a favore del conflitto di attribuzione contro i magistrati di Firenze sul caso della fondazione Open. A favore di Renzi hanno votato compatti tutto il centrodestra, compreso Fratelli d’Italia, oltre ovviamente a Italia Viva e anche il Partito Democratico, che in Giunta per l’immunità a dicembre si era astenuto, assieme ai grillini. Il Movimento 5 Stelle e LeU hanno votato no. Contro Renzi e a favore dei magistrati chiamati in causa, dunque.

Cosa stabilisce il voto del Senato

Secondo quanto stabilito dal Senato, la Corte Costituzionale dovrà valutare se sono stati violati i diritti di parlamentare di Renzi da parte dei magistrati. Il leader di Italia Viva, che è accusato di finanziamento illecito di Open – come se la fondazione fosse un partito – nell’inchiesta che vede coinvolti anche gli ex membri del Giglio magico come Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Marco Carrai e il presidente della fondazione Alberto Bianchi, non ha dubbi. Il fatto che i pm di Firenze “non abbiano seguito le regole lo ha stabilito la Cassazione”. Renzi si riferisce all’ennesimo annullamento dei provvedimenti di sequestro emessi nei confronti di Carrai sul caso Open: i giudici sabato avevano accolto infatti il ricorso contro l’ordinanza di perquisizione e sequestro emessa nel 2019 dal tribunale del riesame di Firenze.

Quei messaggi su WhatsApp del 2018

Ebbene, secondo la relazione della Giunta per l’immunità, i messaggi scambiati su WhatsApp nel 2018, quando Renzi era senatore, vanno considerati come fossero corrispondenza. Per questo i magistrati di Firenze avrebbero dovuto chiedere preventiva autorizzazione prima di acquisirli. Un punto di vista che ha convinto il Senato.

Si spacca di nuovo l’asse tra Pd e 5 Stelle

A spiegare perché i grillini hanno difeso i magistrati che perseguitano Renzi ci ha pensato il leader in stand-by Giuseppe Conte. Il voto “non è contro Renzi o per Renzi: è a favore dei principi del M5S. I politici devono difendersi nei processi non dai processi“. Sul caso Open dunque si spacca nuovamente l’asse Pd-M5S. I dem non hanno dubbi, hanno votato sì perché – come spiega Stefano Ceccanti – “è evidente che sia un’iniziativa del potere giudiziario che sposta palesemente i confini dei rapporti tra poteri, violando l’articolo 68 della Costituzione, che richiede per questo tipo di iniziative l’autorizzazione della Camera di appartenenza”. Altro che “difendersi nei processi”, come blatera Conte.

Renzi: “L’impunità non è consentita a nessuno, non ai parlamentari ma nemmeno ai magistrati”

Renzi ha detto una cosa talmente vera (e banale, almeno sulla carta) da risultare rivoluzionaria in questa epoca in cui i magistrati (come i virologi, d’altronde) sono i depositari del Verbo. “L’impunità non è consentita a nessuno, non ai parlamentari ma nemmeno ai magistrati. Se c’è un’ipotesi di non rispetto della legge, richiamare l’attenzione di altri magistrati ad andare a verificare è un atto di civiltà. Non stiamo compiendo atti eversivi. Chi viola scientificamente le prerogative dei parlamentari crea una ferita al Parlamento nella sua interezza“, afferma Renzi. Come dargli torto.

Una vergogna chiamata Fatto Quotidiano

Eppure il Fattaccio di Travaglio oggi titola così: “Renzi è la nuova nipote di Mubarak“. Occhiello: “Vergogna al Senato – Pd e destre anti-pm, M5S e LeU pro”. Nel sommario leggiamo: “Il leader di Iv mente su Open come B. su Ruby. E la casta trascina la procura di Firenze alla Consulta perché sequestrò i WhatsApp di un tizio non eletto rispettando la legge”. Il tutto condito con una grafica che vede mezza faccia di Berlusconi e mezza di Renzi. Messaggio ribadito da Travaglio ospite a Otto e mezzo su La7. “Il Senato è stato ricoperto di ridicolo e di vergogna. Con questo voto siamo al bis di ‘Ruby nipote di Mubarak'”, dice il manettaro.

L’ossessione di Travaglio

Insomma, Travaglio è talmente ossessionato da Berlusconi che lo vede anche in Renzi. Quello che fa specie, infine, è che il direttore del Fatto, per spiegare perché secondo lui il Senato ha torto e i pm di Firenze hanno ragione, cita l’ex magistrato Piero Grasso. Il fondatore di LeU, che ha votato in difesa delle toghe. Tutto torna.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. Scusate ma dissento.

    La vergogna è che il Senato si accorga della fallacia della Magistratura solo quando sono “loro” a essere colpiti, quando è il suddito a subire soprusi da parte della Magistratura
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2021/07/04/ad-libitum/

    nessuno se ne cura.

    Renzi purtroppo non ricorda che la Magistratura è stata magnanima con lui quando avrebbe dovuto denunciarlo ex art. 501 codice penale
    https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-01-22/il-premier-mps-e-risanata-ora-investire-e-affare-073837.shtml?uuid=ACA5HDFC

    e non lo ha fatto.

    Nella vita c’è un dare e un avere ma pare che i politici vogliano solo avere, super partes.

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