Milano, 16 nov — Gli studenti italiani borghesi, annoiati e vittime del «senso di colpa bianco» da ora in poi potranno lavarsi la coscienza giocando a scimmiottare i profughi, sentendosi buonissimi.

Succede all’Università Bicocca, dove — come segnalato dal Giornale — la Fondazione Empatia (sic) ha lanciato l’iniziativa Corridoi (doppio sic), un «percorso creativo» per rievocare, nelle menti di chi lo intraprende, un «viaggio virtuale» che ricordi quello intrapreso da profughi, richiedenti asilo e clandestini vari dalle loro terre d’origine verso il BelPaese.

Il percorso immersivo per scimmiottare i profughi

«Gioco immersivo», lo hanno chiamato, e fa già ridere così: nel tentativo di sensibilizzare il pubblico sulle difficoltà e i pericoli incontrati dagli immigrati, finiscono con un bel tonfo nella banalizzazione più atroce, al limite dell’offensivo. In un campus americano gli attivisti afroamericani li avrebbero già fatti a pezzi, nel senso fisico del termine; qui in Italia, invece, i bevitori di soia raccolgono plausi, tanto da aggiudicarsi il bis alla sede della Statale in via Festa del Perdono, dal 22 al 24 novembre prossimi. Segnatevi la data.

In che cosa consiste 

In cosa consiste tale «gioco immersivo»? Si tratta di un tragitto dove lo studente che desideri avere un’esperienza virtuale del viaggio migratorio dovrà — valigione alla mano — superare diversi ostacoli: si passa da una specie di corridoio pieno di corde tese a mò di liane, sagome di cartone e scarpe vecchie (?) all’incontro con un giovane che in lingua straniera ti intima di compilare scartoffie per l’identificazione, per arrivare a una selva oscura di foglietti appesi un po’ ovunque con pensieri e riflessioni scritti da extracomunitari: «Come nero mi sento trattato in modo diverso, sull’autobus ho l’impressione che la gente non voglia sedersi accanto a me», è uno dei tanti. 

Tra le varie reazioni entusiaste c’è però qualcuno che storce il naso: gli inviati del Giornale segnalano i commenti perplessi di alcune studentesse: «Non so se questa sia la maniera giusta di affrontare il tema migrazione», spiegano. «Il fatto di dover prendere una valigia in mano all’inizio è un po’ ridicolo. Inoltre per il nome può sembrare all’apparenza un gioco. Una volta arrivati alla fine del percorso si capisce l’intento emozionale dell’installazione, ma non è immediato».

Leggi anche: Studenti bendati e scalzi sul gommone: “Così vivono esperienza dei migranti” (Video)

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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