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Roma, 13 mag – Certo che Beppe Sala non conosce proprio la riconoscenza. La stampa che conta (pure buona parte di quella che conta poco) lo ha sempre trattato con i guanti bianchi (anche in epoca pre-Covid), accogliendo con entusiasmo ogni sua iniziativa e lodandone acriticamente la condotta politico-amministrativa, facendone un sindaco “senza macchia e senza paura”. La stessa stampa che ha trattato con delicatezza le vicende giudiziarie dell’ex Mr Expo, gli ha largamente perdonato l’improntitudine di “Milano non si ferma” e la mancata comprensione da parte del primo cittadino di quanto stava avvenendo sul suo territorio ad emergenza sanitaria già galoppante. In questi ultimi tre mesi di angoscia lo ha persino coccolato pur essendosi egli ritagliato il ruolo di mero spettatore, eccezion fatta per le polemiche quotidiane verso la rivale Regione Lombardia.

Ecco, come ha ripagato il Sala tanto affetto mediatico? Con una bella tirata d’orecchi al drappello di giornalisti e operatori che – o tempora o mores – si sono ritrovati lunedì scorso sotto casa di Silvia Romano, nel quartiere Casoretto, in attesa che la cooperante facesse finalmente ritorno al proprio domicilio milanese. “Non esistono – ha tuonato il sindaco – assembramenti di serie A e serie B. Forse mi sarebbe piaciuto vedere oggi sui quotidiani una stigmatizzazione del comportamento di giornalisti e foto operatori“. Insomma un’accusa diretta ai professionisti dell’informazione, che, in cerca di dichiarazioni e immagini della Romano liberata, non avrebbero osservato le previste disposizioni sul distanziamento. Non una parola di più né una di meno.

“Non siamo sui Navigli a prendere l’aperitivo”

L’inattesa bacchettata non è affatto andata giù all’Associazione lombarda dei giornalisti, il braccio regionale del sindacato di categoria. “I giornalisti – ha replicato piccato il presidente dell’Alg, Paolo Perucchini – stanno lavorando e non sono sui Navigli a prendere l’aperitivo. Se si conviene su questo elemento base, il caldo invito di tutti, in questo periodo di emergenza Covid-19, è di cercare di rispettare al massimo le disposizioni sanitarie previste”. “I giornalisti e gli operatori dell’informazione – ha aggiunto Perucchini – non vanno né colpevolizzati né additati come irresponsabili quando, nel cercare di fare il loro lavoro – informare i cittadini – si ritrovano anche in tanti a meno di un metro di distanza”. E ancora: “Qualora l’attività lavorativa imponga una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso di mascherine e altri dispositivi di protezione conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie’”.

“Milano non si ferma”?

L’uscita di Sala non è piaciuta nemmeno al Gruppo cronisti lombardi. “Lunedì – ha ricostruito a titolo di portavoce Marianna Vazzana – eravamo tanti. Giornalisti, fotografi, cameraman. Tutti in via Casoretto, da ore, ad attendere l’arrivo di Silvia Romano. Nessuno di noi sapeva a che ora sarebbe arrivata, quindi ci siamo ritrovati sotto la pioggia, in un clima autunnale, ad aspettare. È il nostro lavoro, certo. Lo sappiamo. Sappiamo anche che in questo periodo di emergenza virus occorre indossare sempre la mascherina (tutti l’avevamo) e stare distanziati per evitare possibili contagi”. “C’erano colleghi in strada dalla sera prima, altri arrivati all’alba. Tutti attenti a non toccarsi, a non accalcarsi, nell’arco di tutte quelle ore, ma anche a conquistare una porzione di spazio per poter fare il proprio lavoro. Man mano che le ore passavano, però, il numero di colleghi, ma anche di curiosi, aumentava (ed era prevedibile). La pioggia, pure. Quindi, chi poteva si riparava sotto un balcone o sotto la tenda di qualche negozio. Intanto le forze dell’ordine pattugliavano la zona costantemente. Attorno alle 17 – ha proseguito il dettagliato resoconto – ci è stato chiesto di tenere un ‘varco’ libero per consentire il passaggio dalla strada verso il portone del palazzo di via Casoretto dove di lì a poco sarebbe entrata Silvia Romano seguita dalla madre. Il varco è stato creato subito, siamo stati tutti collaborativi. Ognuno di noi però era lì per vedere e per documentare, per provare a fare una domanda – ha sottolineato – È il nostro lavoro. Non si poteva fare tutto questo stando a distanza: è chiaro. Non eravamo lì né per divertimento e né per accanimento: solo per fare il nostro lavoro”.

Insomma, stavolta Sala i giornalisti li ha fatti proprio arrabbiare. Non hanno accettato nemmeno loro di passare per nullafacenti che cazzeggiano sui Navigli con lo spritz in mano. E se “Milano non si ferma” – avranno pensato – non può farlo nemmeno l’informazione, caro Beppe.

Fabio Pasini

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4 Commenti

  1. Un orologio analogico fermo segna 2 volte al giorno l’ ora esatta …..

    questa volta Sala AVREBBE ragione , ma…. le MULTE che colpiscono
    chi manifesta civilmente ed a distanza con mascherine ?????

    Cazzo ! multe a VALANGA per sti stronzi !!!!! altro che sterili polemiche ….

    Ci voleva la CELERE col tonfa per disperderli !!!! Quale DIRITTO di cronaca ???? immagini disgustose di idioti che si accalcano in BARBA ALLE LEGGI per fotografare una vestita da Barbamamma !!!!

    Non c’ era spazio ???? andate a FARVI FOTTERE !!!! sono 3 mesi che
    NON USCIAMO di casa !!!!
    CHI CAZZO SIETE VOI ???????

    E le forze dell’ “ordine” …. solerti con chi saluta un parente al cimitero ….
    ma INCHINATE alla “STAMPA” , mi vien da VOMITARE ……

    Oggi NON ci servirebbe un simpatico romagnolo ma un Generale Cileno ….

  2. Mi spiace Pasini che nell’ articolo lei ci dia l’ idea “corporativa” di essere
    dalla parte dei suoi colleghi ….. la invito a PRENDERE le distanze
    da imbecilli che VIOLANO le leggi che NOI rispettiamo , per quanto demenziali siano .
    Non esiste un diritto superiore per i giornalisti , e quelli poi sono più
    GIORNALAI …..

    Critico poi Questore , Prefetto e Comandante dei Carabinieri , forti coi deboli e … INESISTENTI con una categoria di iene come i GIORNALISTI !

    Soprattutto il Comandante …. se uno dei suoi dovesse ammalarsi per il MERDAIO in cui li ha costretti ad operare ….. faccia i conti con la sua coscienza …. se ne ha una !
    Mai avrei costretto i miei uomini, da comandante , a stare in quel casino !!!!

    ….. ma oggi non ci sono più COMANDANTI …. solo “impiegati” DEVOTI ai politici ….. mala tempora .

    Ricordo tempi in cui NONOSTANTE la repubblichetta , i militari avevano AUTONOMIA rispetto agli altri poteri … poi Berlusca (massone …) con striscia la minchia INVENTò LADY GOLPE ……

    …. OTTIMI COMANDANTI che si sono DOVUTI dimettere ……

    Ad maiora .

  3. Sulla storia di Lady Golpe e Striscia batti, penso giustamente, da un sacco di tempo: perché non scrivi un articolo “storico” e non lo sottoponi direttamente alla redazione di P.N., per l’ eventuale pubblicazione e commenti? Oggi, non sa più nulla quasi nessuno. Compreso il sottoscritto con la sua memoria “precaria”.

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