Roma, 9 dic — «Tre birre per 6 euro, se mostri le tette 5 euro (in cassa)»: nell’era del femminismo paranoide e della caccia all’uomo cis-etero esporre un cartello simile fuori da un pub è ormai sintomo di istinti suicidi. E infatti la promozione è durata poco.

Birreria con cartello “sessista”: le femministe impazziscono

Accade a Torino alla birreria Rough Santa Giulia, dove il titolare ha commesso un’imperdonabile ingenuità: credere che nel 2021 la maggior parte delle donne possegga ancora il senso dell’umorismo necessario per farsi due risate davanti a un cartello con scritto la parola «tette». Ormai lobotomizzate dai dogmi post-MeToo, private di qualsiasi diritto ma pronte a inalberarsi per una battuta o a gettare sulla graticola e rovinare l’esistenza di un povero sprovveduto per una pacca sul culo, alla vista del cartello «Tre birre per 6 euro, se mostri le tette 5 euro (in cassa)» hanno ululato all’unisono al sessismo.

Parla il proprietario

«È tutto un equivoco, una polemica sollevata da chi non ha analizzato il contesto di quel cartello di cui comunque mi scuso perché poteva essere male interpretato», dice a Repubblica il titolare del locale, Simone Papa. Il cartello, spiega, era stato esposto lunedì sera in occasione di una festa Erasmus. «Ne organizzo da anni, sono serate goliardiche. Mi spiace se qualcuno si è sentito offeso da quel cartello. Non ne sapevo niente fino a quando non mi è stato segnalato e all’inizio non pensavo nemmeno che fosse successo nel mio locale. Ma purtroppo è proprio il mio e mi dispiace ne sia nata una polemica. Di sicuro quel cartello non aveva un intento offensivo e non era fatto per mancare di rispetto alle donne. È stato un gioco che è finito insieme alla serata. Infatti il cartello è stato tolto».

Ma alle femministe non basta

Alla femministe non è bastata la rimozione del cartello «sessista». Come da copione, secondo le pasionarie la via della redenzione — se ma ce ne può essere una — di uno schifoso maschilista passa per la rovina economica e la morte civile dell’interessato. O per meglio dire, dell’imputato. «Siamo stati contattati dalle femministe, che mi hanno detto che hanno lanciato una petizione per far chiudere il nostro locale. Questo mi sembra un po’ esagerato. Se abbiamo sbagliato chiediamo scusa, comprendo che non sia il momento storico per battute simili e che ci siano sensibilità diverse. Del resto anche l’8 marzo, quando offro una consumazione alle donne vengo insultato perché mi dicono che sono sessista». Insomma, non se ne esce.

Dopo il cartello, anche la carta dei cocktail 

E il clima di paranoia ha contagiato anche Papa, che per non incorrere nell’ira del bigottismo in salsa MeToo annuncia altri cambiamenti nella gestione della birreria: «È un locale per studenti con i disegni di Milo Manara alle pareti, abbiamo anche un cocktail che si chiama “Mela dai” perché è a base di mela, ma gli cambierò nome per evitare guai anche su quello».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. Non mi pare questione di anno, quanto di ultime… spiagge. Lo manterranno le femministe con il loro (!) RdC !

  2. Si, siamo nel 2021, epoca in cui ogni cazz@ro può aprire bocca e trova seguaci, rincogli@niti quanto e più di lui.
    Fate chiudere tutto.
    Le tv sono inondate di culi e tette, la pubblicità pure, ci manca solo che le stampino anche sulle banconote.
    Tuo figlio di 10 anni guarda i porno online, pensando che le donne siano fatte solo per succhiare e prendere il coso maschile, mentre tu vivi solo per pagare tasse, mutui e rate, e tu ti preoccupi di un cartello…
    Sarà per questo che siamo già con un piede nel burrone e l’altro su una buccia di banana ….

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