Roma, 20 gen – “L’attività di pattugliamento delle acque appena esterne a quelle territoriali libiche svolta tra il 2016 ed il 2017 dalle Ong è diventata fattore di ‘attrazione’ per i migranti. Tale “pull factor”, che astrattamente ed in assenza di altri fattori non costituirebbe motivo di censura, assumeva invece assoluto rilievo laddove tale presenza era preceduta da forme variegate di appuntamento in specifiche zone o punti del mare, poiché i gruppi criminali tendevano a concentrare le partenze dalla costa in periodi in cui gli assetti navali erano presenti, massimizzando in tal modo il risultato connesso alla certezza del trasporto in Italia di tutti i gruppi di migranti”, così si legge nella premessa degli atti della processo a Trapani nei confronti di 21 membri di tre Ong, Medici senza Frontiere, Save the Children e Jugend Rettet, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Già dalle prime pagine, i magistrati inquadrano il “pull factor” delle navi delle Ong davanti alle coste libiche e gli appuntamenti con gli scafisti per il trasbordo di immigrati, specificando: “Le attività investigative svolte hanno registrato la presenza, durante le operazioni di soccorso, di trafficanti/facilitatori, definiti da coloro che vi assistevano anche ‘pescatori‘ o ‘sciacalli’, i quali erano soliti ‘scortare’ le imbarcazioni degli stessi migranti, assistere agli interventi degli assetti navali presenti in area Sar (area ricerca e salvataggio, ndr) e recuperare, infine, le imbarcazioni in legno o i motori dei gommoni utilizzati dagli stessi stranieri”. I trasbordi tra i gommoni di immigrati e le navi delle Ong alla presenza di “pescatori” non sono una novità, lo abbiamo documentato anche noi più volte. Addirittura, qualche scafista è stato traghettato in Italia dalle sedicenti navi umanitarie mescolato tra gli immigrati, senza alcuna denuncia dei responsabili delle Ong alle autorità italiane.

Sequenza registrata da un agente sotto copertura a bordo della nave Vos Hestia di Save the Children in cui si vede uno scafista colpire gli immigrati, i membri della Ong assistere alla scena e poi, mescolato agli immigrati, lo stesso scafista sbarcare a Reggio Calabria

Il 29 giugno del 2017, sbarcò a Reggio Calabria uno scafista dalla nave Vos Hestia di Save the Children. I membri della Ong avevano visto che quello stesso scafista aveva picchiato gli immigrati durante il trasbordo dal barcone alla loro nave, ma non lo avevano denunciato alle autorità italiane. Tutto è stato documentato dalle immagini di un agente sotto copertura. Negli atti si legge: “Il Comandante Amato (della Vos Hestia, ndr) era a conoscenza di quanto commesso dal soggetto (scafista, ndr) in pregiudizio dei migranti. Ciò nonostante, nessuna segnalazione era stata fornita alle autorità di polizia presenti allo sbarco, né alcuna indicazione veniva annotata nel Sar situation report e sui giornali di bordo”. Altri due scafisti sono stati traghettati a Corigliano Calabro dalla Vos Hestia di Save the Children. Solo la denuncia di un agente sotto copertura a bordo della nave della Ong ha permesso alle autorità italiane di arrestare i due criminali. Gillian Cristina Moyes, team leader di Save the children, e Marco Amato, comandante della Vos Hestia, avevano volontariamente omesso di segnalare la presenza a bordo dei due scafisti.

Altri due scafisti a bordo della nave Vos Hestia sbarcati in Italia

Processo Trapani: secondo la procura, le Ong perseguono solo interessi economici

“I predetti soggetti (le tre Ong, ndr) hanno mirato a conseguire scopi utilitaristici ed economici, mascherati da finalità umanitarie o dalla volontà di creare dei corridoi “migratori” (circostanza, peraltro, anch’essa illecita)” scrivono i magistrati di Trapani, evidenziando che le tre Ong “tendevano a rappresentare al ‘grande pubblico’ sequenze fattuali e processi di causa-effetto permanentemente orientati verso l’improvvisa esistenza di forme variegate dello ‘stato di necessità’” solo per avvalersi dell’ ex art. 54 c.p., ovvero la non punibilità di chi ha commesso un reato perché costretto dalla necessità di salvare sé o altri da un pericolo attuale. La finalità economica viene sottolineata anche dal fatto che le Ong erano interessate solo ai trasbordi di ingenti carichi di immigrati: “In vari frangenti dell’indagine, emerge il movente economico che pervade le condotte illecite ipotizzate, poiché Save the Children appare estremamente interessata ai soli recuperi di ingenti quantitativi di migranti, a fronte di manifesto disinteresse per le operazioni di soccorso non da essi pilotate e riguardanti gruppi numericamente esigui di persone”. A bordo della nave Vos Hestia di Save the Children, le autorità italiane hanno trovato il tariffario del personale. All’equipaggio, veniva elargito un bonus in base al numero di trasbordi effettuati davanti alle coste libiche, “bonus migranti” e “bonus cadavere”.

Il tariffario della Vos Hestia

Rapporti falsi e omertà verso le autorità italiane

“A seguito delle attività svolte, venivano redatti atti e documenti spesso pervasi da mendacio, che descrivevano i fatti, le circostanze e le relative sequenze come soccorsi in mare, omettendo accuratamente i dettagli che avrebbero esposto le proprie condotte a censure” evidenziano gli atti del processo di Trapani. In molti casi, i responsabili e i comandanti delle navi delle tre Ong non fornivano informazioni alle autorità italiane e/o censuravano dei fatti, come gli scafisti (definiti “pescatori”) presenti nei luoghi dei trasbordi di immigrati.

In questo rapporto, il comandante e il team leader della nave Vos Hestia si limitano a definire “pescatori” i tre trafficanti e dichiarino falsamente che nella vicenda non vi siano state persone sospette

“Sicché gli agenti (Save The Children con la nave Vos Hestia, Medici Senza Frontiere con la nave Vos Prudence, Jugend Rettet con la nave Iuventa), hanno progettato un intero sistema di organizzazione, agevolazione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina basato su navi destinate e certificate ad altro scopo, che facevano trovare (tutt’altro che occasionalmente o casualmente) nei pressi di barchini o gommoni carichi di migranti, del cui arrivo in svariati casi avevano avuto previa informazione mantenuta segreta a tutte le istituzioni, al fine di poter invocare tutte le circostanze derogatorie previste a livello internazionale”, così la procura di Trapani descrive la presunta rete criminale creata dalle tre Ong e le collusioni con i trafficanti di esseri umani.

I contatti con i trafficanti

“Si evidenzia che nella chat denominata ‘Humanitarian Vessels’ è risultato inserito anche il contatto ‘Libya HoM’ (Head of Mission Libya, capo missione Libia di Medici senza Frontiere, con numero telefonico tunisino); detto soggetto, verosimilmente appartenente alla struttura operativa di Medici senza Frontiere stanziale sul territorio nord-africano, è risultato il contatto al quale si rivolgevano alcune ONG al fine di ottenere informazioni relative le partenze dei migranti dalle coste libiche”, si legge negli atti delle procura di Trapani, la quale ha intercettato diverse conversazioni dei membri delle Ong riguardanti tale “Libya HoM”. Nell’aprile del 2017, il capo missione di Save the Children chiedeva: “Ciao Marcella, sulla Hestia (nave Vos Hestia, ndr) stiamo discutendo sulla necessità o meno di coprire la zona Sar Est (zona ricerca e salvataggio a est di Tripoli, ndr). Mi chiedevo se tu avessi informazioni riguardo a sviluppi o sulla situazione. Forse dal tuo HoM in Libia? Anche noi condivideremo qualsiasi cosa scopriremo”. Dalla nave Aquarius di SOS Mediterranee e Medici senza Frontiere, rispondono: “Ho contattato il HoM questa mattina, ma nessuna nuova informazione. Tutto quel che sappiamo è che le partenze dall’est semmai sono poche. È una domanda interessante se abbia senso o meno andarci”. Come è noto, solo i trafficanti e i loro facilitatori possono essere in possesso di tali informazioni.

Intercettazione riguardante il capo missione di Save the Children

La Ong Jugend Rettet aveva anche proposto di distribuire un volantino informativo agli scafisti, presenti durante i trasbordi degli immigrati, per stringere rapporti con i trafficanti in Libia. In una mail del 29 gennaio 2017, Ravn Kaj scriveva a Katrin Schmidt, membro a bordo della nave Iuventa: “Avrei dovuto chiedervelo prima, ma comunque sia. L’anno scorso ho avvicinato la Minden (la nave di altra Ong, ndr) con l’idea di sviluppare un volantino da dare in mare ai ‘pescatori di motori’ (scafisti, ndr) che dà i dettagli delle nostre operazioni. Questo volantino vorrebbe affrontare le molte difficoltà con le quali ci troviamo a che fare nella zona Sar a nord della Libia. Data la totale incapacità da parte nostra di avere qualsiasi contatto con le reti dei trafficanti (un problema sia di carattere etico che legale, ma certamente anche un problema operativo in quanto non abbiamo modo di comunicare, né di esprimere le nostre preoccupazioni ai trafficanti), tali volantini potrebbero raggiungere la terra ferma ovvero quelle comunità che hanno qualche collegamento con i trafficanti”. 

Mail spedita da Ravn Kaj a Katrin Schmidt, membro di Jugend Rettet a bordo della nave Iuventa

A un certo punto, nelle intercettazioni, si parla della necessità di chiudere una chat perché poteva “rappresentare una potenziale prova”, come affermava Robert Mac Gillivray, regional humanitarian director di Save the Children. In quella chat, poi chiusa, “c’erano informazioni sui trafficanti”.

Le intercettazioni riguardanti la chat con le informazioni sui trafficanti

I trafficanti sono i beneficiari delle Ong

“C’è anche il discorso di protezione… dei nostri beneficiari… che insomma deve essere tenuta in considerazione in un modo o in un altro… che non ci siano… noi ci rifiutiamo di dire questo era uno smuggler (trafficante, ndr) che era accanto a un motore che questo era questo e questo è quest’altro”, chiariva Tommaso Fabbri, referente di Medici senza Frontiere, a Andrea Cavo, amministratore delegato di Vroon Offshore Services Srl (la società che locava la nave Vos Prudence a Medici senza Frontiere).

Intercettazione sui “beneficiari”

Da questa intercettazione, si evidenzia ancora una volta la totale mancanza di collaborazione delle Ong con le autorità italiane.

Nei video degli agenti sotto copertura, tutte le evidenze della collaborazione tra Ong e scafisti

Oltre alle intercettazioni, nelle 650 pagine degli atti del processo di Trapani, si trovano tutti i video che documentano la collaborazione tra le tre Ong e gli scafisti al largo delle coste libiche, ottenuti dalla procura grazie alla presenza a bordo delle navi di agenti sotto copertura. Le immagini lasciano poco spazio alla fantasia. Le navi delle Ong arrivavano in determinati punti della zona Sar libica, dove trovavano i barchini di immigrati e gli scafisti. Finito il trasbordo, quest’ultimi riportavano sulle coste libiche i barchini e i motori dei gommoni. Il 18 giugno del 2017, la nave Iuventa di Jugend Rettet trasbordava gli immigrati sotto l’occhio vigile degli scafisti, che poi smontavano i motori e salutavano i membri della Ong tedesca.

Immagini del video dell’agente sotto copertura a bordo della nave Iuventa di Jugend Rettet

In un altro video, emerge anche “come molti dei migranti consegnati dai trafficanti/scafisti al personale della Vos Hestia, fossero in possesso di ingenti somme di denaro e di passaporti”. Spesso quei passaporti sparivano prima dello sbarco in Italia.

I soldi e i passaporti degli immigrati nel video dell’agente sotto copertura

Le navi delle Ong andavano a pesca sicura

In un’intercettazione del 9 luglio 2017, il secondo ufficiale Luigi Cuzzolino della nave di Medici senza Frontiere, la Vos Prudence, parlava con il comandante Ignazio Arena: “Domani mattina tieniti pronto per le cinque. Infatti, se ne sono andati tutti a coricare. Ha detto: ‘Domani mattina peschiamo, già siamo tutti pronti’. Dice che è arrivato un messaggio ed è confermato”. Cuzzolino spiegava ad Arena che Moez Ben Salem, mediatore culturale di lingua araba di Medici Senza Frontiere, aveva affermato di aver avuto la conferma della partenza di nove barche di immigrati dalle coste libiche tramite un messaggio.

L’intercettazione svela la sicurezza della partenza dei barconi dalle coste libiche

Tra “pescatori”, “andiamo a pesca”, scafisti traghettati nei porti italiani e non denunciati alle Forze dell’ordine, missioni “mascherate da finalità umanitarie”, trafficanti come “beneficiari”, il processo di Trapani è iniziato sotto i peggiori auspici per i 21 indagati delle tre Ong.

Francesca Totolo

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