Roma, 11 apr – L’Anpi sostiene l’Ucraina o la Russia? E’ una domanda che assilla la sinistra italiana dall’inizio del conflitto, con tanto di psicodrammi consumatisi all’ombra dell’unico collante insindacabile: l’antifascismo. Per sgombrare il campo dai dubbi, i nuovi partigiani hanno allora pensato bene (si fa per dire, e ridere soprattutto) di partorire un manifestino in vista del 25 aprile con tanto di bandiere… ungheresi.

L’Anpi “ripudia la guerra”, ma le bandiere sono ungheresi

“Ecco il nostro manifesto per il 25 aprile. Il disegno è stato realizzato da Alice Milani, illustratrice e fumettista, che ringraziamo di cuore anche da qui”, scrive l’associazione su Facebook.

Pubblicata sui canali social dell’associazione resistente (al senso di realtà), l’immagine ha il pregio di rappresentare alla perfezione l’animus junghiano dell’Anpi: è triste, stereotipata e obsoleta. Da attenti esegeti della Costituzione italiana, i nuovi partigiani l’hanno condita pure della solita frase ad usum pacifista: “L’Italia ripudia la guerra”. Arcinota citazione dell’articolo 11 della Carta, mai menzionato per intero per evitare di incappare in contraddizioni. Fin qui nulla di particolarmente sconvolgente, siamo insomma al tipico refrain neopartigiano. Peccato che nel disegno in questione compaiano pure due bandiere ungheresi al posto di quelle italiane. Già, come tutti sanno – tranne forse l’Anpi – il nostro vessillo è composto da tre colori a bande verticali.

I nuovi partigiani potranno ripassare la Costituzione

Per venire incontro all’arguzia dei nuovi partigiani, citiamo l’articolo 12 della Costituzione, potranno così ripassarla proprio loro che la citano a sproposito a ogni piè sospinto: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. Ecco, i tricolori riportati sul manifestino dell’Anpi sono invece a fasce orizzontali, dunque quelle sono bandiere dell’Ungheria.

Dubitiamo che gli indefessi compagni abbiano voluto così omaggiare la vittoria elettorale di Viktor Orban, senz’altro poco simpatico a lor signori. La spiegazione è ben più prosaica: l’Anpi non ha neppure notato l’abbaglio e ha rimediato l’ennesima figuraccia. E ora può godersi il cospicuo novero di commenti social indignati che hanno accolto la pubblicazione di questo mirabolante disegno. Chapeau.

Eugenio Palazzini

 

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