Roma, 20 mag — Tramontata quasi del tutto la visibilità e la sovraesposizione mediatica dettate dalla pandemia da coronavirus, i duri tempi di riflusso verso l’anonimato della professione scientifica e nel chiuso dei laboratori sembra spaventare molti di quei medici che nei passati mesi hanno colonizzato televisioni e agenzie di stampa: ed ecco così che il vaiolo delle scimmie, ormai arrivato anche in Italia, con i primi tre casi ufficialmente isolati all’Ospedale Spallanzani di Roma, diventa epicentro del nuovo interesse mediatico. I virologi da salotto non potevano esimersi dal dire la loro.

Bassetti si affretta a dire la sua

Apre le danze Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, il quale intervistato da Un giorno da pecora su Radio1 ha dichiarato: «Più che il Covid, oggi dobbiamo cercare di metterci in sicurezza dal vaiolo delle scimmie. È molto più leggero di quello degli uomini per quanto riguarda i sintomi, si trasmette anche attraverso respiro, ma solo se si sta molto vicini. Non vanno commessi gli errori del passato. Dobbiamo esser tutti uniti tra Paesi europei, scambiandoci informazioni e monitorando eventuali focolai. Nei prossimi giorni arriveremo a qualche migliaio di caso. Chi non ha fatto la vaccinazione contro il vaiolo non è coperto».

Il sensazionalismo tanto caro ai virologi star

Bassetti si focalizza proprio su quella che a suo dire è un surplus di attenzione per la problematica, su cui, nonostante sia nota e conosciuta da tempo, si discuterebbe solo ora, creando un effetto domino di sensazionalismo e preoccupazione. Dice il medico: «Sembra che i problemi infettivi stiano venendo fuori solo adesso, mentre sono sempre esistiti. Oggi è solo diversa l’attenzione mediatica, rispetto a quello che avveniva nell’epoca pre-Covid, e qualunque problema, anche piccolo, viene ingigantito dai media». E, va detto, l’infettivologo genovese non fa nulla per scardinare questo tipo di (morbosa) attenzione. «È come se di colpo si fosse scoperto che ci sono i tumori o le malattie cardiovascolari. Fino a due anni fa il mondo pensava che il libro delle malattie infettive fosse chiuso e questo è stato un grave errore». C’è da dire che suona piuttosto paradossale se andando a ritroso nel tempo ci si confronta con tutte quelle che sono state le dichiarazioni dei virologi in tempo di pandemia.

Il vaiolo delle scimmie, monkey pox, non colpisce solo le scimmie in realtà: contagia e infetta anche conigli, topi, scoiattoli. Il salto di specie e il contagio da animale a uomo è piuttosto raro e nemmeno particolarmente immediato, visto che origina da uno scambio o da un contatto tra fluidi corporei. Da uomo a uomo il contagio potrebbe divenire relativamente più semplice, non venendo cagionato solo dallo scambio di fluidi ma anche da una prolungata esposizione ‘faccia a faccia’ o dallo scambio di biancheria. Proprio sulle modalità di contagio, Bassetti spiega che «in Africa ci sono stati casi di trasmissione da scimmia all’uomo, laddove c’è stato un contatto ravvicinato, soprattutto tra chi vive nelle tribù».

Cluster di omosessuali

Inoltre, «Attraverso un contatto molto ravvicinato, può esserci un contagio interumano. È importante sottolineare che la maggioranza dei casi ad oggi riportati sono avvenuti all’interno di comunità chiuse, di cluster, fatte soprattutto da omosessuali che hanno avuto rapporti con altri uomini. È allora probabile che il contagio sia avvenuto durante o in prossimità di rapporti intimi sessuali». Siamo allora di fronte a un virus che adesso ha una trasmissione interumana in Europa, conclude Bassetti, «quindi non è più un problema del continente africano, che certamente ci deve interessare, ma è un problema a noi molto vicino. Quando un nuovo virus proveniente dal regno animale arriva negli uomini bisogna evitare che si verifichino molti casi, perché questo potrebbe voler dire, ovviamente, che esiste un rischio epidemico».

Cristina Gauri

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