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Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (quarta parte)

by Francesco Campa
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Roma, 21 mag – Limitare il calcio solo a tatticismi, dribbling, gol o risultati sarebbe da folli. Il mondo del pallone deve essere caratterizzato anche da aspetti che generalmente vengono messi in secondo piano o addirittura denunciati dal politically correct ma che invece rientrano nella passione per il gioco più bello del mondo. Per questo motivo raccontiamo le storie e gli aneddoti di alcuni fenomeni della sregolatezza, ovvero i calciatori più cattivi di sempre.

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Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (seconda parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (terza parte)

Nobby Stiles, il guerriero senza denti

Norbert Nobby Stiles è stato un mediano infaticabile del Manchester United e Campione del Mondo nel 1966 con la nazionale inglese. Era preposto alla cura delle caviglie degli avversari, come nel luglio ‘66 quando, con la maglia dei Three Lions, entrò duramente su Jacques Simon provocando un serio infortunio per l’attaccante della Francia. Sempre durante quella Coppa del Mondo, prima di battere 4-2 la Germania Ovest in finale e vincere il titolo, The Toothless Warrior riuscì a neutralizzare un certo Eusébio durante la semifinale contro il Portogallo. Tra l’altro, lo stesso duello di ripropose nella finale della Coppa dei Campioni del 1967-1968, vittoria per 4-1 dei Red Devils contro il Benfica, dove l’attaccante lusitano deluse ancora, sempre grazie alla marcatura di Stiles. Il senso della posizione lo rendeva bravo nel suo ruolo, la grinta mostrata in mezzo al campo lo innalzava al grado di guerriero e la sua dentatura incompleta completava il soprannome. Sono infatti celebri le immagini che lo ritraevano sdentato, senza le protesi messe da parte in occasione delle partite (da bambino aveva perso tutti i denti cadendo davanti). La calvizie precoce, l’altezza di 168 cm e la miopia che lo portava ad indossare lenti a contatto hanno fatto da contorno alla figura di Nobby Stiles, che tra la tenacia e la sdentatura alla Nosferatu incuteva terrore agli avversari. Si è spento nel 2020, dopo aver perso la sua unica battaglia: quella contro il cancro.

Pepe, il macellaio pazzo

Képler Laveran Lima Ferreira, meglio noto con il nome di Pepe. Difensore roccioso e antisportivo, brasiliano naturalizzato portoghese, si lega principalmente a due club, il Porto e il Real Madrid. E’ proprio con le merengues che il giocatore mostra i suoi raptus di follia. Nel 2009, durante la partita tra Real e Getafe, il portoghese prima stende in area Francisco Javier Casquero concedendo il rigore agli avversari, poi dà libero sfogo alla sua pazzia: prende a calci l’avversario ancora a terra, rifila un pugno al volto di Juan Albín poi conclude inveendo contro il quarto uomo. Le 10 giornate di squalifica non servirono a placare il suo temperamento. Due anni più tardi, durante un Barcellona-Real Madrid valido per la qualificazione alla finale di Champions League, il difensore dei blancos è protagonista di un fallo stronca-carriera su Dani Alves (anche se le immagini non hanno mai evidenziato il contatto). Possiamo sicuramente dire che durante il Clasico Pepe dà il peggio di sé.

All’intervento appena citato possiamo aggiungere il pestone alla mano di Leo Messi a gioco fermo, lo schiaffo rifilato ad Andres Iniesta oppure le continue offese ai tifosi blaugrana. Concludiamo la carrellata di orrori con la manata al volto di Alvaro Negredo del Siviglia dettata da una marcatura alquanto stretta, il calpestio ai danni di Xavi Torres del Levante e la testata a Thomas Muller. Attualmente il difensore portoghese gioca nel Porto, nonostante abbia già spento 39 candeline.

Francesco Campa

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