Roma, 20 mag — Il vaiolo delle scimmie è la prossima infezione di cui dovremo preoccuparci? E’ ancora presto per dirlo. Per ora sappiamo che si tratta di una malattia infettiva causata da un virus diffuso in Africa nei primati e in alcuni roditori, soprattutto in Ghana e Nigeria.

Stando a quanto riportato dal Cdc, il centro americano per la prevenzione delle malattie infettive, l’origine di questo agente patogeno è ancora sconosciuto ma dipende sempre dalla promiscuità uomo-animale e l’infezione non avrebbe niente a che fare con il vaiolo umano, molto più grave, eradicato nel 1980: ne condividerebbe soltanto la «famiglia». Vediamo di fare chiarezza sugli interrogativi che globalmente ci si sta ponendo nelle ultime ore.

Vaiolo delle scimmie, come ci si contagia 

Il vaiolo delle scimmie viene trasmesso da un individuo all’altro per via aerea (attraverso il droplet che abbiamo imparato a conoscere con il coronavirus), tramite piccole lesioni della pelle e delle mucose (occhi, bocca). Proprio per questo motivo la trasmissione sessuale è plausibile, ma la scienza ritiene servano altri dati per trarre conclusioni certe. Gli asintomatici non vengono per ora ritenuti contagiosi ma per precauzione è opportuno monitorare i contatti stretti delle persone cui viene diagnosticata la malattia.

I sintomi

I sintomi più comuni sono febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza e ingrossamento dei  linfonodi del collo. Dopo alcuni giorni dal contagio compaiono pustole sulla pelle che inizialmente si presentano come piccole macchie. L’infezione tende a guarire spontaneamente, senza terapie specifiche. Il decorso dura dalle due alle quattro settimane e generalmente non lascia strascichi. L’incubazione dura circa due settimane dal contagio. Le forme di cui si ha avuto notizia negli ultimi giorni sono per lo più lievi e tendono a regredire senza grossi problemi. Il fenomeno, spiegano gli esperti, non è allarmante e anche ora non è di alcuna utilità drammatizzare o fare allarmismo. Il sito del governo britannico specifica che la malattia non si diffonde facilmente nella popolazione e il rischio rimane basso

Quanti casi sono stati segnalati in Europa?

Sono stati segnalati 5 in Portogallo (a cui si aggiungono 20 sospetti) dei quali non si registra nessun ricovero. Erano tutti in cliniche della salute sessuale. In Spagna sono emersi 8 sospetti, in Regno Unito almeno 4 e ieri uno in Italia. L’Oms in Inghilterra evidenzia recenti episodi tra chi ha rapporti sessuali occasionali, in particolare negli ambienti degli incontri gay.

La situazione in Italia

Dopo l’emersione del primo caso i centri specialistici del paese sono stati allertati, l’Istituto superiore di sanità ha reso attiva una task force di esperti per seguire la situazione

Chi è vaccinato contro il vaiolo è protetto da vaiolo delle scimmie? 

Chi ha ricevuto la vaccinazione contro il vaiolo umano, obbligatoria fino al 1981, è protetto dal vaiolo delle scimmie? Dal momento che, secondo gli esperti, esiste una similitudine tra virus umano e quello delle scimmie, pare esistano evidenze per cui l’antivaiolosa offra un certo grado di protezione contro il virus e possa essere usata come profilassi nelle persone venute a contatto con individui malati. L’efficacia sarebbe dell’85%. Al momento, non esiste un vaccino contro la malattia.

La prevenzione

Quali precauzioni prendere contro la possibilità di contagio? La prima regola è costituita dall’igiene personale: lo scrupoloso lavaggio delle mani in primis, ed evitare rapporti sessuali non protetti. E’ necessario rivolgersi al proprio medico se si notano sintomi sospetti, in particolar modo se si notano eruzioni cutanee.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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