Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 17 feb – Il virologo Massimo Clementi butta acqua sul fuoco dell’allarmismo intorno all’emersione delle varianti del Sars-CoV-2, in particolare di quella inglese. Allarmismo che ha portato molte voci della comunità scientifica ad invocare un lockdown preventivo su scala nazionale. «Chiariamolo subito», spiega in un’intervista rilasciata a Il Quotidiano. La mutazione inglese è «più contagiosa sì, ma non più letale e nemmeno più pericolosa».

Clementi: varianti non sono più letali

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano esclude quindi che con la variante inglese si muoia di più. «Lo escludo categoricamente. Sento dire insistentemente che si tratta di una mutazione molto più letale, ma non è così. Ho visto tantissimo allarmismo in queste settimane, ma ritengo non ce ne sia motivo. Bisogna riportare le cose dentro il giusto contesto».

Il virus muta di continuo

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano si pone quindi in netto contrasto con gli altri colleghi più catastrofisti, come Crisanti e Galli, due tra i principali sostenitori delle restrizioni a tutti i costi. «È vero che ha una contagiosità maggiore, diciamo nell’ordine del 20-30% in più, ma questo non ci deve sorprendere: è nella natura del virus mutare ed evolversi continuamente. Ricordiamoci che il Covid, quando arrivò in Europa l’anno scorso, era già mutato rispetto alla versione cinese, adattandosi alla popolazione europea». E stando alle indagini degli ispettori Oms la versione cinese, nel 2019, era presente a Wuhan con oltre dodici mutazioni.

Sul lieve aumento dei ricoveri, Clementi invita alla calma. «Sì, è vero, in Lombardia le ospedalizzazioni sono leggermente in crescita, ma non è un fenomeno sorprendente: se una variante risulta più contagiosa è normale che ci siano più ricoveri. Non per questo, d’altro canto, devono necessariamente esserci più morti».

La variante colpisce tutti

Il virologo smentisce inoltre la teoria secondo cui la variante inglese colpisce prevalentemente bambini e adolescenti. «Non è affatto così: colpisce tutti, indistintamente. Lo confermano anche recenti studi fatti in Inghilterra, in cui emerge chiaramente come il nuovo ceppo colpisca tutte le fasce d’età». E si cura «Nello stesso modo delle altre varianti e del virus originale. Le cure sono uguali».

Parlando del rischio che le varianti, compresa la brasiliana e la sudafricana, possano rendere inefficaci le vaccinazioni, Clementi spiega che «queste mutazioni non rendono il virus immune agli attuali vaccini. Pfizer e Moderna funzionano perfettamente. Sono efficaci al 100%».

Clementi: prima si vaccina, meno varianti girano  

«È necessario tener presente alcune cose: mutazioni di questo tipo si formano abitualmente, ma non c’è alcuna evidenza, come detto, che queste conferiscano alla malattia una virulenza maggiore. Non dico di sottovalutarne la contagiosità, ma è nella natura del virus cambiare e mutare», perché «L’obiettivo del Coronavirus è quello di replicarsi e adattarsi all’organismo, non di uccidere. Ora, c’è una percentuale della popolazione che si è immunizzata, un’altra fetta che si è vaccinata, il virus cerca così di sopravvivere cercando di sfuggire agli attacchi dovuti alle cure. Ecco perché bisogna fare presto con le vaccinazioni: più velocemente immunizziamo, meno margini avrà il virus di variare ed evolversi nuovamente», conclude Clementi.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta