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Roma, 31 ott – «Vediamoci a Vienna, ma a una condizione: deve venire in treno perché l’aereo inquina troppo». Non ha mai delle pretese assurde Carola Rackete, no: dallo scaricare in Italia carichi di immigrati speronando motovedette, all’intimare al Parlamento Ue di accogliere milioni di africani, passando per la richiesta di essere raggiunta a Vienna con un viaggio in treno di 14 ore. Il tutto nel nome di tutti gli -ismi più fastidiosi che esistano: globalismo, immigrazionismo, e adesso anche ambientalismo. Ormai la capitana della Sea Watch 3 è l’alter ego intercambiabile di Greta Thunberg. Entrambe ricche, nord europee, privilegiate e dalle pretese assurde, scollate completamente dalla realtà e dalla ragione scientifica ed economica.

14 ore di treno per Sua Altezza 

Insomma, Carola comanda e la sinistra terminale obbedisce: e così Fabio Tonacci di Repubblica si è fatto le sopracitate 14 ore di treno per la preziosa intervista, che verrà pubblicata sull’inserto Il Venerdì in allegato al quotidiano fondato da Scalfari. Il tutto per presentare la fatica editoriale dell’attivista tedesca, intitolata Il mondo che vogliamo (edizioni Garzanti). In pochi stralci dell’intervista anticipati da Repubblica, la Rackete spiega che il nodo cruciale delle migrazioni è il clima: «I movimenti che sostengono i salvataggi in mare e quelli impegnati sul fronte dell’ambiente ormai devono lavorare in connessione». Inoltre, «entro la fine del secolo potremmo trovarci di fronte a una crisi esistenziale dell’umanità. È tempo di agire», ad esempio «cancellando i viaggi aerei inutili e rinunciando ad avere un armadio pieno di abiti». Quindi, mentre Cina ed India sono responsabili di più di metà delle emissioni del pianeta e nei fiumi asiatici ed africani scorrono maree di plastica, noi dovremmo rinunciare a viaggiare e vestirci con sacchi di juta.

Salvataggi poco ecologici

Il suo endorsement al plurifinanziato movimento di ecologisti radicali Extinction rebellion, del resto, la dice lunga sul suo coinvolgimento nella causa. Alla luce di tutto questo, però, non riusciamo a capire perché Carola – e tutti i colleghi delle Ong che infestano il Mediterraneo alla ricerca di “preziosi carichi di vite umane” – si sia ostinata a guidare per tutto giugno quello scassone della Sea Watch 3, nave alimentata da due motori Diesel a sei cilindri a quattro tempi. Non esattamente quello che definiremmo una scelta ecologica coerente. La prossima volta ci vada in barca a vela.

Cristina Gauri   

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8 Commenti

  1. … Non si può nemmeno torto… È una persona confusa e svista… Infatti ci mettono sotto il naso i suoi discorsi e le sue foto omettendo, però, di dire che è un transessuale. Niente contro i transessuali, ma almeno si dichiari tale. Peace and love!

  2. M afacce ddu’ pompe se nno vattenna fanculo a te’ e tutti i negri di merda!!!! ma andiamo!!! qua siamo a livelli assurdi!!! se solo rispondo male a un finanziere mi denunciano questa stronza a momenti ne ammazza 20 e la rispettano a dovere tutte le forze dell’ordine si inchinano

  3. Niente contro i transessuali??? sono il male del mondo depravati pezzi di merda omicidi suicidi sono degli sporcaccioni pedofili maiali depravati schifosi pezzi di merda i tranzesuali??? ma che ne morissero 200 al giorno di questi maialòi!!!!

  4. L’ambientalismo è fastidioso? Scollata dalle ragioni scientifiche? C’è bisogno di una spiegazione. E di qualche dimostrazione di conferma.

  5. Solo qualche demente che non sa cosa scrivere di vero sui giornali si fa 14 ore di tReno per intervistare una demente deficiente. Io vi avrei fatto venire bicicletta perché anche il treno inquina (freni energia elettrica ecc ecc )
    Scusi deficiente crucca mangiatpatata ma il tuo taci da altura andava a vela o a stronzate? Avete inquinato più voi delle ong che le fabbriche nel.mediterraneo. e avete riempito l’Italia è l’Europa di merda africa e musulmana

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