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downloadRoma, 10 feb – “Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano”. Con questa frase, semplice e diretta nella sua solennità, 166 anni fa nasceva a Roma la grande epopea della Repubblica Romana, che decretava di fatto la caduta dello Stato Pontificio e una nuova conquista, forse la più fondamentale di tutta l’avventura risorgimentale. Nonostante la vita breve di questa piccola repubblica, ciò che venne fatto nei cinque mesi in cui essa restò viva assume un valore altissimo per comprendere fino in fondo le radici dalle quali germogliò e si concretizzò il sogno dell’Italia unita.

Gli antefatti

La serie di moti che stava sconvolgendo la penisola italiana già dai primi mesi del 1848 procedeva di pari passo con l’ondata rivoluzionaria che attraversava in quel periodo l’intero continente europeo. Alla caduta di Metternich in Austria e alla creazione della Seconda Repubblica francese seguì in Italia una vera e propria escalation di tensioni, culminate poi con le cinque giornate di Milano che daranno inizio alla I Guerra d’Indipendenza contro gli Austriaci.

L’eco degli sconvolgimenti politici che investivano la nazione, come prevedibile, non mancò di bussare alle porte della città eterna dove il governo di Pio IX da qualche tempo non godeva certo di ottima salute. Il popolo romano si dimostrava sempre meno tollerante nei confronti della neutralità dello Stato Pontificio e chiedeva con sempre maggior veemenza un intervento militare a sostegno delle truppe impegnate contro gli Austriaci. La situazione precipitò di fronte ai continui rifiuti di Pio IX, che non poteva certo permettersi una guerra contro il principale alleato cattolico, e così si arrivò al culmine della crisi proprio dopo l’ennesimo segnale del disinteresse papale nei confronti di quella che a tutti gli effetti era diventata una causa nazionale: l’allocuzione di Pio IX nella quale si intimava il rispetto delle decisioni dello Stato Pontificio e la linea dettata dal Pontefice, portò alla definitiva crisi del governo di Roma. Il giorno dell’apertura del Parlamento Romano, l’incaricato del nuovo governo Pellegrino Rossi venne ferito a morte e una manifestazione di popolo sfociò in violenti tumulti che portarono alla fuga di Pio IX da Roma.

La proclamazione della Repubblica Romana

Dopo pochi mesi, il 9 febbraio, prendeva vita la meravigliosa Repubblica Romana, esempio di giustizia, eroismo e spirito italiano. La sua Costituzione ancora oggi rappresenta un documento fondamentale che permise conquiste epocali come la separazione dei poteri temporale e spirituale, l’abolizione della pena di morte, il suffragio universale, il riconoscimento di diritti inalienabili come la casa, la riforma agraria.

Una nuova stagione di riforme per Roma ebbe inizio sotto il governo del triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini. Tra le più importanti si ricorda l’abolizione della tassa sul sale che permise l’abbassamento dei prezzi per tutelare le fasce più povere della popolazione. La città divenne meta di artisti, scienziati, capitani di ventura venuti da tutta Europa per dare nuova linfa alla Repubblica: essa rappresentava infatti il faro di un’umanità nuova e la sua luce avrebbe irradiato il destino dell’Italia attraverso le evoluzioni della storia di inizio ‘900.

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Apogeo e conclusione dell’esperienza repubblicana

Ogni vera rivoluzione, si sa, è destinata ad incontrare sulla propria strada la vendetta delle forze della reazione.  Gli eserciti di quattro potenze tentarono di invadere la Repubblica Romana a fasi alterne, ma la strenua difesa dei territori da parte di quest’ultima fu memorabile e gli stessi aggressori ben presto si resero conto dell’errore commesso nel sottovalutare la forza di volontà di questi nuovi italiani. In particolare la Francia di Napoleone III subì una cocente sconfitta da parte delle truppe garibaldine alle porte della città e ciò permise a Mazzini di avviare le trattative per il riconoscimento del nuovo governo romano. Potendo contare ora su una posizione di parità nei confronti del nemico, venne firmato dalle due parti il trattato che sanciva di fatto e di diritto la fine dei combattimenti e la rinuncia da parte delle truppe francesi a portare avanti le ostilità.

Ma Napoleone non poteva certo accettare una sconfitta politica prima che militare, e tutti gli accordi precedentemente stretti non impedirono un nuovo attacco proditorio dell’esercito francese. Un assedio massiccio prese di sorpresa l’esercito romano, che arroccato sul Gianicolo oppose una gloriosa resistenza grazie a moltissimi reduci della I guerra d’Indipendenza giunti in soccorso delle truppe repubblicane. Nell’ultima difesa della città trovarono la morte i fratelli Archibugi e un mese dopo si spegnerà il diciottenne Goffredo Mameli, in seguito alle ferite riportate durante la battaglia.

Tremila italiani morirono in un ultimo assalto alla baionetta nel disperato tentativo di salvare quel grande esperimento politico che fu la Repubblica Romana, conquistata con il coraggio, sostenuta con le idee e difesa con il sangue di quei romani e di quegli italiani che con il loro sacrificio permisero la nascita di uno stato unito, sovrano, forte e sano.

Michele de Nicolay

3 Commenti

  1. Unito sì; sovrano, forte, sano non troppo. Il tutto sa molto di santino risorgimentale. La vera unità si farà sul Carso e a Vittorio Veneto…ciò che c’è prima è un campionario di velleità e piccolezze, con l’ingombrante presenza di Francia, Inghilterra e della…massoneria.

  2. In questo giorno per volonta’ dell’ uomo di Predappio si giurata fedelta” Alla RSI.

  3. La Francia di Luigi Napoleone, che allora era ancora un presidente eletto e bisognoso di voti cattolici per la rielezione, e non ancora un piccolo Napoleone…III.

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