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Roma, 21 sett – Napoli si è svegliata “allietata” (si fa per dire) da manifesti che riportano bestemmie assortite su pubblicità vintage o meno rielaborate per l’occasione. Si tratta di una iniziativa del festival Ceci n’est pas un blasphéme , kermesse “delle arti censurate e contro la censura religiosa”.



Napoli tappezzata di bestemmie

In breve, le bestemmie che vedete in giro per Napoli sono un’installazione artistica. O per usare le parole degli stessi realizzatori, “subvertising che abusa e si appropria creativamente degli spazi della propaganda pubblicitaria per diffondere messaggi di denuncia e di libertà”. Queste le parole di Emanuela Marmo, direttrice di Ceci n’est pas un blasphème, il festival “delle arti censurate e contro la censura religiosa” in corso fino al 30 settembre. Ceffon, DoubleWhy e Illustre Feccia, questi gli artisti chiamati a Napoli con Malt, Spelling Mistakes Cost Lives e Yele&Tres. La mostra è pure promossa dall’assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Napoli.

Il movimento EndBlasphemyLaws

“I manifesti disseminati per la città, chiaramente attribuibili ad alcuni degli artisti da noi ospitati – dice Marmo – non sono una nostra iniziativa. Si tratta di un progetto autonomo, indipendente e tipico del subvertising, con cui gli artisti stanno segnalando la loro presenza in città e la loro adesione alla nostra causa”. La causa per cui si battono questi cartelloni è associata ad una campagna nazionale denominata EndBlasphemyLaws che chiede l’abolizione delle leggi contro la blasfemia, a parere della Marmo “spesso strumento di censura e persecuzione, contro la libertà di espressione e l’autonomia dell’arte da ogni ideologia”.

Nessun manifesto contro l’Islam

Tuttavia, giova ricordare che il reato di bestemmia in Italia non è più tale dal 1999, e prevede solo sanzioni amministrative. Dando un’occhiata al sito internet dell’iniziativa “blasfema”, inoltre, non ci si imbatte mai in un’opera tipo vignetta di Charlie Hebdo dove si criticano altre religioni, come l’Islam. Strano, vero? L’unico obiettivo degno delle invettive dei sedicenti artisti è la religione cattolica. Si, obietterete, è la religione di Stato in Italia. Ma come scritto sopra non esiste in Italia il reato di blasfemia – metà Veneto sarebbe in prigione – mentre in altri Paese, quelli di religione islamica – esiste, eccome. E non si viene puniti con una multa, sovente, ma con molto di più. Ma si sa, gli artisti di oggi non hanno certo voglia di rischiare, Charlie Hebdo docet. Perché si, “siamo tutti Charlie Hebdo”, ma qualcuno lo è più degli altri, con annessi e connessi.

Ilaria Paoletti



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6 Commenti

  1. Buongiorno dottoressa,
    sembra che non conosca la sensazione liberatoria che si prova bestemmiando in seguito ad avvenimenti per i quali non possiamo farci nulla.
    Se mi si rompe la chiave della macchina e non mette in moto chi se non una divinità può essere ritenuta “responsabile”?
    Le bestemmie contro divinità altrui, per esperienza personale, sono poco appaganti e direi meno diffuse nel nostro paese, non mi è mai capitato di sentire un imprecazione contro Allah o Maometto pronunciato con la stessa convinzione della controparte Cristiana ma ciò non toglie che sia punita con la stessa sanzione dal nostro ordinamento (sentenza 440 della corte di cassazione del 18/10/1995).

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