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Roma, 26 ago – La caserma dei Carabinieri di Sesto Pusteria era una graziosa villetta ubicata un po’ fuori dal paese, leggermente staccata dagli ultimi edifici e in posizione più alta e visibile rispetto al resto del borgo. Tutto l’edificio, composto da un pianterreno e un primo piano, era circondato da una rete metallica posta a circa 5 metri dalle facciate e si presentava, per chi fosse sopraggiunto in automobile dopo aver percorso una stretta stradina, con il suo muro perimetrale sinistro sul quale si aprivano dieci finestre dalle caratteristiche imposte colorate, cinque per piano, che si affacciavano su un ampio prato.
Come appurato dagli inquirenti, un gruppo di terroristi (da due a cinque), dopo essere penetrato in territorio italiano, si procurò un’automobile, probabilmente con targa italiana per non destare sospetti, con la quale giunse in paese.

Alcuni di loro proseguirono poi a piedi, con le armi avvolte con carta di giornale o con dei panni, e raggiunsero il prato adiacente alla caserma. Da qui, protetti dalle tenebre, si avvicinarono alla rete metallica di protezione e si distesero nell’erba in attesa di entrare in azione. A questo punto, una diciottenne del luogo, Elizabeth Innerkofler, li vide. Dichiarò di aver scorto cinque persone sdraiate sul prato della caserma, ma, credendoli dei ragazzi del paese, li prese a sassate, al che questi le si avvicinarono e, parlandole in tedesco, la minacciarono. Secondo la testimonianza della ragazza, indossavano una sorta di tuta da combattimento e dalla descrizione dei loro tratti somatici, i Carabinieri ritennero che si fosse trattato dei quattro banditi della valle Aurina, più un quinto terrorista sconosciuto.
Data l’ora tarda di quel 26 agosto, le 21 circa, la stazione dell’Arma era immersa nell’oscurità, tranne che per un’unica finestra illuminata.

L’agguato

Dietro questi vetri, al piano terra in cucina, il carabiniere Luigi De Gennaro stava preparando la cena per sé e per i suoi quattro commilites. Mentre le pietanze stavano cuocendo si sedette per leggere una rivista. Fu un attimo! Una raffica di mitra mandò in frantumi il vetro della finestra e una scarica di proiettili lo trapassò facendolo afflosciare sulla sedia. Nello stesso momento, Palmerio Ariu aprì la porta per entrare in cucina, ma non fece in tempo a spalancarla che una seconda sventagliata gli crivellò il petto: barcollò leggermente e, dopo aver compiuto una sorta di piroetta, rimase inchiodato sul battente. Mentre le tetre note di una terza raffica rompevano ancora il silenzio della sera, gli altri tre Carabinieri scesero di corsa le scale e, mitra in pugno, si precipitarono di sotto, dove furono accolti dallo spettacolo agghiacciante dei loro due colleghi grondanti di sangue.

La morte dei carabinieri

Per Palmiro Ariu, trafitto da sette pallottole, non c’era più nulla da fare, era morto sul colpo. Luigi De Gennaro, accasciato sulla sedia respirava ancora, anche se fiotti vermigli sgorgavano copiosi dalle sue ferite. Lo caricarono immediatamente su una campagnola che, a tutta velocità, partì in direzione dell’ospedale di San Candido. I cinque chilometri che lo separavano dal pronto soccorso, erano però maledettamente lunghi quella sera e il giovane spirò lungo il tragitto. Dai punti in cui furono localizzati i bossoli e dalle perizie balistiche, si evinse che le armi utilizzate furono tre, due Maschinenpistolen Mp40 Schmeisser e un Mab matricola CL 539 che sparò un solo colpo. I terroristi fecero fuoco sia in prossimità della rete davanti alla finestra della cucina, sparando 13 colpi, sia da una quindicina di metri dalla recinzione, probabilmente mentre stavano ritirandosi, sparando 18 colpi contro le finestre del primo piano. Al termine della sparatoria, un criminale intravide in lontananza Elizabeth Innerkofler, che nel frattempo stava scappando verso la propria abitazione distante una sessantina di metri dal distaccamento, e le fece segno di due colpi d’arma da fuoco, i cui bossoli furono peraltro ritrovati davanti all’abitazione della ragazza.

I “quattro bravi ragazzi”

Tutti i proiettili erano di calibro 9 lungo Geco di fabbricazione tedesca e appartenevano al lotto n. 25-1962/9×19. La sigla Geco distingue la ditta tedesca produttrice di tali munizioni e precisamente la Gustav Genschow & Company A.G. (Spa) di Karlsruhe-Durlach, Germania. Il 7 settembre del 1965, sulla base del rapporto stilato dai Carabinieri, il Giudice Istruttore, dott. Mario Martin, spiccò un mandato di cattura nei confronti dei cosiddetti “Pusterer Buam”, Forer, Steger, Oberlechner e Oberleiter, che furono accusati del duplice omicidio dei Carabinieri e del tentato omicidio di Elizabeth Innerkofler. Sul capo dei quattro “bravi ragazzi” era già pendente un mandato d’arresto per tutta una serie d’azioni terroristiche compiute negli ultimi anni, ma questo secondo fu necessario per permettere al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di richiedere al Ministero di Grazia e Giustizia di aprire la pratica relativa alla richiesta di estradizione per i quattro delinquenti. Questa richiesta fu presentata ufficialmente dal nostro Esecutivo il 9 novembre del 1965.

Nessun processo, nessuna condanna

Dopo quasi tre anni di silenzio, nel luglio del 1968, Vienna si fece viva comunicando il proprio rifiuto alla concessione dell’estradizione dei quattro delinquenti, asserendo che, in caso contrario, avrebbe violato i principi della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, poiché gli imputati avrebbero potuto vedere aggravata la loro situazione per «motivi politici e nazionali». Per l’omicidio di Palmerio Ariu e Luigi De Gennaro, anche a causa della mancata collaborazione austriaca, non fu processato né condannato nessuno.

Eriprando della Torre di Valsassina

2 Commenti

  1. certe volte penso che siamo troppo civili,qui in italia.
    azioni come queste giustificano pienamente l’istituzione di gruppi anonimi che vadano in giro per il mondo a
    far secchi tutti questi bastardi….che approfittano dei confini o delle connivenze politiche per spargere sangue e dolore,contando sulla sostanziale impunità.

    e penso anche che è un bene,che gente che ragiona come me di solito sta lontano,dal potere:
    perchè se ci arriva diventa un brutto mondo.
    la consolazione è che diventa ANCORA PIU’ BRUTTO,per i cosidetti “cattivi”

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