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Appunti e riflessioni di un’anarchia giovanile volta all’individuo assoluto

by La Redazione
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Roma, 18 ott – Qualche riflessione sull’individuo assoluto. Senza ragionarci troppo io direi che disprezzo profondamente la pluralità e la comunità del mondo moderno. Perché piatte, rindondanti, ideologiche. E poiché tali, pregne di valori (presunti) che inneggiano all’unione e alla comunione di enti. Risulterà un livellamento del singolo individuo ad una condizione che lo renderà poi un membro di un gruppo medio-grande di persone. Penserà e farà cose identiche e banali, portando acqua ad un mulino non proprio.

La retorica nella storia dell’uomo

L’unica cosa che contribuisce a costruire con il proprio singolare mattoncino, è la gigantesca torre di Babele della retorica. Deleteria per il benessere e per la coscienza di un individuo. Assorto da ogni tipologia di dubbio su se stesso si concentra sul bene di una comunità, che rappresenta solo una storpiatura malaticcia della volontà che l’uomo crede di dover perseguire. Insomma siamo lontani dall’individuo assoluto, sciolto da condizionamenti sociali e dalle mode. E poi ben sappiamo cosa ha fatto la retorica nella storia dell’uomo.

Certo la parola e il logos come fuoco della ricerca hanno tirato su la conoscenza e la razionalità elevandoci dallo stato unicamente animale. Ma quando l’uomo prometeico piegava la natura a suo servizio con l’uso del fuoco, ad oggi e da qualche secolo se ne occupa l’uomo moderno con l’uso delle nobili discipline e astrazioni, dell’oratoria, della scrittura, dell’arte e della politica, stavolta però più concentrato a piegare le coscienze generando un potere esasperato. Per dirla con Foucault per generare il Discorso/Potere. Sembra un vero incubo dal quale non si scappa e dal quale effettivamente è difficile sottrarsi.

Il pensiero contro-comunitario

Non sono dispensatore di soluzioni ma dall’ osservatorio dei miei vent’anni, ritengo di poter consigliare a chi ovviamente ha interesse nell’ascoltare e non necessariamente di perseguire, che i riferimenti votati al risveglio delle coscienze sono tanti. E destano la curiosità e la volontà se si vuole sfuggire alle tendenze di maniera. Di una cosa però sono convinto: il reale pensiero contro-comunitario sarà sempre di moda ma senza per davvero essere contro comunitari, contro tendenza e contro la macchina sociale.

È difficile non far risultare lo studio e la ricerca di una alternativa al quotidiano, all’ovvio e al cliché un mero snobismo. O una bassissima scelta pseudoeremitica indotta da comportamenti lunari e da “irritazione” del bassoventre. Quindi il vero consiglio non è evitare ogni forma sociale, perché sarebbe uno degli obbiettivi della castrazione indotta dai poteri. Ma viverci da semi-infiltrato nei contesti sociali, praticando però, ogni giorno se possibile il superamento del limite imposto.

Foucault, Evola e l’individuo assoluto

Ogni paura e limite personale è un limite sociale. Indotto da un potere che altro non vuole che si persegua il culto del timore – anche qui Foucault docet. Che sia di grado intellettivo, fisico o spirituale; che sia frequentato dai più o dai meno ma che non ci cloni, con la pratica consapevole della propria singolarità; che ci appassioni e incuriosisca; che non ci danneggi ma ci porti allo shock; che sia necessariamente riferito alla cura di noi stessi e allontanamento dal vizio e dal fisicamente debilitante (fumo, droghe, alcool, eccesso di medicinali ecc…). Nella consapevolezza che l’uso profano delle droghe sfianca l’individuo assoluto (Evola).

Dunque, che diventi un punto di forza e non di solo vanto tale svolta e che insomma faccia creare la versione migliore del singolo essere umano. Una specie di “primus inter pares” che non ha bisogno di governare su nessuno oltre che su se stesso. Perché ritrova una vastità di mondi dentro più di quanti il firmamento ne possa contare. Una volta al di sopra degli astri, la retorica e l’ideologia diventano mondane chiacchiere da salotto o da bar e il problema sociale si annulla e si diviene immuni al logoramento imposto dal quotidiano.

Non è una società semplice quella moderna, fatta di morte non solo massiva e bellica ma anche spirituale, energica, interiore. In tempi in cui i conflitti mondiali si acuiscono, la materia umana e la scarsa presenza di gioventù alla ricerca del proprio Sé, bisogna, sfuggire al linguaggio delle strumentalizzazioni di ogni sorta e da qui avere una coscienza critica e kantiana. Oggi come non mai l’individuo assoluto deve potersi costruire in un mondo di rovine.

Mario Claudio De Marco

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