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Roma, 28 dic – “Generali golpisti fascisti, formaggini, ombrellai nazisti”. Così cantava la Compagnia dell’anello in Police’s Blues alla fine degli anni ’70, ironizzando sulla fissa per la “trama nera” di media, politica e magistratura. Possiamo dire che alle soglie del 2020 le cose non vanno meglio, anzi. Nostro malgrado viviamo al tempo di Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica che ogni giorno nella sua sfortunata rubricaPietre” ci narra un episodio di razzismo, fascismo, sessismo etc. Pare però che le notizie reali latitino, e così da tempo il nostro segugio antifà, il wannabe Saviano dell’estrema destra, per spiegarci che in Italia stiamo assistendo ad una pericolosa deriva illiberale stile anni ’30, si umilia raccontando di panifici fascisti o degli stabilimenti balneari mussoliniani. 

Il teschio natalizio della Decima Mas

Stavolta il nostro raschia il fondo del barile e ci mette in guardia dall’ultima perniciosa tendenza del web nero: gli auguri di Natale fascisti. Leggiamo: “E anche quest’anno, per gli auguri natalizi, l’estrema destra ha rispolverato un suo (quasi) vecchio classico: il biglietto “MerryXMas””, scrive Berizzi su Repubblica. “L’immagine è realizzata utilizzando il simbolo – un teschio con una rosa in bocca – della Xª Flottiglia MAS, la divisione fanteria di marina della Rsi attiva dal 1943 al 1945 agli ordini del capitano di fregata Junio Valerio Borghese. L’impiego della Xª MAS continuò anche con il Terzo Reich e l’associazione combattenti della Flottiglia ne ricorda le gesta con appuntamenti reducistici, soprattutto in Lombardia, avendo sede nel milanese. In questi giorni sui social i “MerryXMas” sono spuntati accanto ai bandierini tricolori”.

Scavalcato Babbo Natale che fa il saluto romano

Insomma fate attenzione a quel teschio con la rosa in bocca e il cappello di Babbo Natale, sia mai che la democrazia fosse in pericolo. Che poi per trovare l’immagine narrata da Berizzi c’è bisogno di un minimo di ricerca sui social, non parliamo certo di un qualcosa divenuto virale. Ma nel giornalismo 3.0 poco importa, ognuno scrive un po’ quel cazzo che gli pare, l’importanza della notizia, e anche l’esistenza stessa di uno straccio di notizia, è un fatto secondario. Certo Berizzi poteva quantomeno puntare sul Babbo Natale nero che fa il saluto romano e si oppone al Babbo Natale rosso simbolo dell’imperialismo americano targato Coca Cola. Vuoi mettere col teschio col cappello natalizio? Qui stiamo su altri livelli.

Davide Di Stefano 

6 Commenti

  1. quando la disperazione supera tutti i livelli abbiamo quest specie di gionaluomini, classe 43, con un genitore della X°, ho ricevuto da un vecchio amico un berettino della X° che porto con orgoglio, non mi sento fascista,educato nel reciproco rispetto, pur essendo pensionato, mi do da fare un po’ su tutti i mestieri senza rubare nulla a nessuno, anzi avendo il piacere di poter dare, cosa che manca ai comunisti che sanno solo prendere creando poveri ,illudendo i poveri di un futuro socialismo

  2. Auguri a tutti i Camerati della Xa ! alla faccia dei GrulloCattoKom .

    Decima, marinai! Decima, Comandante!

    Per l’onore d’Italia !!

  3. […] “Prima gli italiani era uno slogan di CasaPound ed è uno slogan che Salvini ha reso la propria frase-mantra” continua Berizzi. “Cosa sento io per la parola Patria? Io mi sento cittadino del mondo, non mi riconosco in una bandiera” dice poi, rivelando tutto il suo impianto centrosocialaro e fazioso. “Tenderei ad essere d’accordo con te”, replica la Gruber, con gli occhi a cuore. “Le tasse dove le paghi tu?” lo punzecchia il fondatore di Cultura Identità. Poi Berizzi che ha un problema di scorgere fantasmi fascisti ovunque specialmente dove non ce ne sono, dice: “La stessa CasaPound ha detto che il loro elettorato ha votato per Matteo Salvini”. “Ma CasaPound è un’associazione che delinque? No, quindi che problema c’è se gli elettori di CasaPound hanno votato per il centro destra?“. “I capi di CasaPound si definiscono fascisti, lo hanno detto loro, legga le agenzie” continua Berizzi. Ma, correttamente, il direttore di Cultura Identità appunta: “Perché, i centri sociali non votano a sinistra?”. “Fatemi capire, un esponente di CasaPound non è libero di votare?” provoca Sylos Labini. […]

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