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Roma, 7 nov – Alla Carta del Lavoro, documento cruciale per lo sviluppo dello Stato nel Ventennio fascista, è dedicato un volume collettaneo, suggestivamente intitolato Civiltà del Lavoro, in uscita per i tipi di Altaforte Edizioni.

Uno studio che si sviluppa secondo una pluralità di traiettorie di analisi e che, soprattutto, non cede mai a tentazioni sterilmente celebrative. Il rischio, quando si affrontano argomenti di questo tipo, è sempre di ridursi a una sterile celebrazione del testo, priva di spunti che lo colleghino con i problemi attuali, e per molti versi, distillata con un’alta concentrazione di nostalgismo.

Alle origini della Carta del Lavoro

E allora conviene sin da ora chiarire cosa non è questo volume: non si tratta, infatti, di un commento dedicato ad analizzare le singole dichiarazioni della Carta o a ripercorrerne lo sviluppo nel corso degli anni. Gli autori, piuttosto, hanno preso le mosse dall’accesissimo dibattito che accompagnò l’introduzione della Carta del Lavoro nell’ordinamento giuridico e coinvolse le più importanti personalità dell’epoca – da Alfredo Rocco a Bottai, passando per Panunzio e Gentile – per estrarre il significato profondo e individuare il messaggio che, ancora oggi, lancia nella politica, nel diritto e nella filosofia.

Questo volume, insomma, ha il pregio di non maneggiare la Carta del Lavoro come un documento estratto dall’archivio della sconfinata produzione giuridica del fascismo, dal quale si toglie la polvere degli anni per farne bandiera della nostalgia.

Non solo una “Carta”: la Civiltà del Lavoro

I sette capitoli che compongono il volume sono il frutto di una attenta selezione dei principali aspetti della Carta del Lavoro, dalla quale viene fuori una mappa chiara dei concetti e dei principi espressi con la quale il lettore di acquisisce una chiave per interpretare il documento e il suo significato. Il percorso si snoda muovendo dalla descrizione del contesto al quale appartiene la Carta – la Civiltà del Lavoro, appunto – per delinearne poi l’impostazione etica, attraverso la raffigurazione della concezione del lavoro che in essa è condensata.

Le tappe successive prendono in considerazione le origini culturali e il valore, dal punto di vista giuridico, della Carta per confrontarla con esperienze simili, come la Carta del Carnaro, e con altre carte che, nel corso dell’età moderna, hanno proclamato i diritti fondamentali dell’uomo. Uno studio che consegna un quadro completo e stimola profonde riflessioni, soprattutto perché si affrontano temi – lo Stato, il Lavoro, la Nazione – di straordinaria attualità.

Carlomanno Adinolfi

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