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Roma, 7 nov – “Nessuno ha mai messo in discussione prima il meccanismo di monitoraggio che ha portato alla divisione dell’Italia in tre fasce, rifiutarlo significa portare il Paese a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato“. E’ quanto dichiarato dal premier Giuseppe Conte, che prova poi a giustificare così le scelte del governo fortemente criticate da molti amministratori locali: “Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede”. Il primo ministro, intervistato dal Corriere della Sera, mostra poi un certo nervosismo di fronte alle proteste dei governatori e replica: “Non c’è alcuna volontà di penalizzare alcune aree a discapito di altre”.

Scontro tra Conte e Regioni

Sta di fatto che l’esecutivo giallofucsia sta perdendo il controllo della situazione, scollato anche dalle realtà territoriali le cui differenti problematiche vengono messe in evidenza dagli enti locali. Nessuno, con tutta evidenza, pare in ogni caso immune da analisi parziali. Ma la capacità analitica di un governo, basilare premessa a qualsivoglia decisione da prendere, si evince proprio dal rapporto di fiducia instaurato e possibilmente rinnovato con la rappresentanza politica territoriale. Conte ha perso la sfida del legale conciliante e adesso “minaccia” neanche troppo velatamente chiusure totali. Lo fa limitandosi a parlare di “ingiustizia di imporre lo stesso regime di misure che stiamo applicando alle Regioni rosse anche a cittadini che vivono in territori in condizioni meno critiche”.

Resta però il nodo della scelta discutibile, che il primo ministro cerca di motivare con la buona fede: “Non c’è alcun margine di discrezionalità politica nell’ordinanza del ministro Speranza. Le Regioni sono parte integrante di questo meccanismo“. Eppure sono proprio le Regioni a sentirti bypassate. Non potendo allora ricucire nell’immediato uno strappo sempre più palese, Conte specifica: “Non torniamo indietro” su questo sistema di gestione dell’emergenza. Questo perché, sempre secondo il premier, la situazione è talmente critica “che non ci sono Regioni verdi”. Ciò “significa che difficilmente potremo trasportare i malati da una regione all’altra se la curva continuerà a salire in modo esponenziale”.

Nessun piano economico

Al di là del preoccupante quadro sanitario, sul quale Conte continua appunto a scontrarsi con le Regioni, il governo si sta dimostrando del tutto incapace di elaborare un serio piano economico (peraltro sempre più urgente). Quanto siano insufficienti, per usare un eufemismo, le misure previste nel nuovo decreto ristori, è sotto gli occhi di tutti. Ma il primo ministro ostenta sicurezza: “Abbiamo inserito un fondo per erogare nuove risorse da destinare a Regioni che dovessero peggiorare il proprio livello di rischio”. Il problema è che servono fondi immediati da destinare subito ai cittadini, non l’immobile attesa del disastro totale.

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