Roma, 6 ott – “I proprietari della semplice forza-lavoro, i proprietari del capitale e i proprietari fondiari, le cui rispettive fonti di reddito sono salario, profitto e rendita fondiaria, in altre parole, gli operai, i capitalisti e i proprietari fondiari, costituiscono le tre grandi classi della società moderna, fondata sul modo di produzione capitalistico. Senza dubbio è in Inghilterra che la società moderna nella sua struttura economica ha raggiunto il suo sviluppo più ampio e più classico. Tuttavia la stratificazione delle classi non appare neppure lì nella sua forma pura. Fasi medie e di transizione cancellano anche qui tutte le linee di demarcazione (nella campagna tuttavia in grado molto minore che nelle città). Ma per la nostra analisi ciò è irrilevante. Abbiamo visto che la tendenza costante e la legge di sviluppo del modo di produzione capitalistico è di separare in grado sempre maggiore i mezzi di produzione dal lavoro e di concentrare progressivamente in larghi gruppi i mezzi di produzione dispersi, trasformando con ciò il lavoro in lavoro salariato ed i mezzi di produzione in capitale. E a questa tendenza corrisponde, d’altro lato, la separazione autonoma della proprietà fondiaria dal capitale e dal lavoro, o la trasformazione dì tutta la proprietà fondiaria nella forma di proprietà fondiaria corrispondente al modo di produzione capitalistico. La prima domanda a cui si deve rispondere è la seguente: che cosa costituisce una classe? E la risposta risulterà automaticamente da quella data all’altra domanda: Che cosa fa sì che gli operai salariati, i capitalisti ed i proprietari fondiari formino le tre grandi classi sociali? A prima vista può sembrare che ciò sia dovuto all’identità dei loro redditi e delle loro fonti di reddito. Sono tre grandi gruppi sociali, i cui componenti, gli individui che li formano, vivono rispettivamente di salario, di profitto e di rendita fondiaria, della valorizzazione della loro forza-lavoro, del loro capitale e della loro proprietà fondiaria. Tuttavia, da questo punto di vista, anche i medici, ad esempio, e gli impiegati verrebbero a formare due classi, poiché essi appartengono a due distinti gruppi sociali, e i redditi dei membri di ognuno di questi gruppi affluiscono da una stessa fonte. Lo stesso varrebbe per l’infinito frazionamento di interessi e di posizioni, creato dalla divisione sociale del lavoro fra gli operai, i capitalisti e i proprietari fondiari. Questi ultimi, ad esempio, divisi in possessori di vigneti, possessori di terreni arativi, di foreste, di miniere, di riserve di pesca”.


(Karl Marx, “Il Capitale”, capitolo 52 “Le classi”)

La classificazione di Marx

Karl Marx sostiene la suddivisione dei soggetti in classi sulla base dell’elemento economico: salario, profitto e rendita fondiaria. Questo “elemento economico” non è altro che il principio metafisico che si è costituito nella realtà in relazione a un determinato momento storico, più precisamente da quando è nato nella storia dell’uomo l’aspetto relativo a un’economia monetaria inserita categoricamente nella scienza dell’economia politica.

L’uomo tuttavia ha cominciato a stratificarsi in gruppi sociali, storicamente in periodi ove non era presente l’elemento economico, cioè nella realtà esisteva il baratto. L’unica grande verità è che Marx, come molti altri pensatori, non considera l’elemento “psicologico-metafisico”. Gli uomini si stratificano in gruppi sociali in relazione ai loro comportamenti, atteggiamenti, modalità per esternare l’essere nella realtà e poter proporre le loro capacità alla costante ricerca di un’evoluzione dello spirito.

Durante il periodo in cui visse Karl Marx, il problema più grave era rappresentato dalle condizioni economiche relative alla stragrande maggioranza della popolazione europea. Marx dal suo punto di vista ha ragione, in quanto in ogni periodo storico vi sono oggettivazioni che “risaltano” rispetto ad altri elementi che seppur sul piano della realtà possono rappresentare aspetti d’importanza a livello sociale, sul piano metareale non hanno tale rilevante importanza. Ogni uomo è condizionato naturalmente dalla stessa società in cui vive. Essa rappresenta forse un’insieme più grande della realtà statuale, della stessa società civile, contenente categorie come “Politica”, “Economia”, “Legge”, “Ideologia”…

Una sorta di “Dio sociale e metafisico” che impone mediante norme “invisibili” cosa pensare l’uomo, quale atteggiamento assumere nella realtà e le relative modalità comportamentali. Le rivendicazioni della società del 2000 sul pensiero marxiano, da coloro che si professano “comunisti”, probabilmente Karl Marx non le avrebbe in “simpatia”.

Per una critica “sovranista” all’impianto del marxismo

I punti fondamentali che possiamo muovere di critica in chiave “sovranista”:

– Marx era un uomo e come ogni uomo era soggetto alle imposizioni della società stessa per quanto volesse assumerne una posizione critica relativamente alla categoria “Economia”.

– Marx (ciò è banale) non era assolutamente “comunista”: teorizzò una risoluzione scientifica (una possibile risoluzione) definita “comunismo”, la quale sarebbe possibile solamente in astratto ma non sul piano della realtà. Le sperimentazioni dell’anti-capitalismo nei regimi della sinistra radicale hanno prodotto un “cancro nell’economia”, dai Paesi dell’Est Europa a Cuba passando per l’ex Unione Sovietica.

– Marx definisce l’economia come l’unico elemento su cui basare il fondamento della società. In tale prospettiva probabilmente il fondamento della società e nella società stessa. Definire una società positiva e negativa, una società e l’anti-società riunite in unico insieme con “due volti”. Tanto che la stratificazione sociale è avvenuta anche in periodi storici in cui era assente l’applicazione dell’economia politica o l’adozione di una qualsiasi politica economia monetaria.

Per quanto un uomo può essere geniale nelle proprie analisi, nella dialettica e nelle argomentazioni scientifiche, non può sfuggire al controllo della società. Perlopiù, se fosse esistita realmente una società priva di classi, non avverrebbe una stratificazione sociale tale da poter consentire nella categoria “Politica” la realizzazione di una democrazia rappresentativa coincidente con l’idea del sovranismo. Per induzione, Marx si postula come anti-democratico (a livello rappresentativo) e anti-sovranista.

Giulio Romano Carlo

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