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Roma, 5 nov – La comprensione della portata epocale dell’emergenza sanitaria è risultata veramente chiara solo nelle settimane successive al primo lockdown occidentale (quello proclamato da Conte il 9 marzo del 2020): quando, in tempo record, tutti i principali marchi hanno adattato la comunicazione alla narrazione emergenziale. Mentre la maggior parte di noi ancora tentava di comprendere le ripercussioni politiche, sociali e culturali di una simile situazione, sulle nostre tv, sui nostri pc e i nostri smartphone i vari “brand” già stavano lì a dirci “torneremo più forti”, “ce la faremo”, “ne usciremo insieme” etc, in linea sostanzialmente con le parole d’ordine dei vari governi europei, compreso ovviamente il nostro che in questo caso ha rappresentato un’avanguardia.

Quando appare la “nuova normalità”

Solo verso la fine del primo lockdown italiano, tra gli ultimi scampoli di aprile e i primi di giorni di maggio, è iniziato a circolare il concetto di “nuova normalità”. Con l’inizio dell’estate sono partite delle vere e proprie campagne di comunicazione basate sulla “nuova normalità”, come questa dell’Unesco lanciata nell’ultima settimana di giugno. Insieme agli organismi sovranazionali non potevano mancare le grandi multinazionali, ormai vere e proprie avanguardie politiche e culturali, come testimoniato dall’attivismo dei grandi marchi durante le proteste di Black lives matter. L’emergenza sanitaria non fa eccezione, e così ecco che la Coca-Cola un mesetto dopo la campagna Unesco lancia la campagna emozionale “Mai come prima“, una sorta di manifesto socio-culturale della “nuova normalità”.

Lo spot della Coca-Cola “Mai come prima” – Video

The North Face per il Grande Reset

Ma se “nuova normalità” sembra avere appunto avere una dimensione più antropologica e sociale che politica, è l’espressione “Grande Reset” che in queste ultime settimane rappresenta il nuovo assetto politico ed economico di questa “nuova normalità”. Di questa transizione “non reversibile” ne parlano top manager come Vittorio Colao, basando il ragionamento principalmente sulla questione del digitale e del 5G. Come spiegato da alcuni organi stampa non allineati,  “Grande Reset” è un “termine diffuso dal World Economic Forum, cioè da quelle umili persone che organizzano Davos. Per loro il Great Reset è “una finestra di opportunità per riplasmare la ripresa post Covid definendo le priorità”.

Un nuovo assetto che dovrebbe basarsi su “digitalizzazione, smart working, drastica riduzione degli spostamenti, concessione di una “paghetta” (sussidi senza lavorare), tutti effetti di un piano per modificare l’economia mondiale, per arrivare al controllo totale dell’individuo”, come spiega su Byoblu l’economista Guido Grossi. Non può dunque non colpire la campagna di un marchio internazionale come North Face, che si intitola proprio “Reset Normal”. La celebre marca di abbigliamento spiega come sia “tempo di ripartire ridefinendo il nostro modo di pensare”.

Lo spot “Reset normal” di The North Face – Video

Insomma tra governo, virologi che seguono a ruota, top manager, agenzie Onu e multinazionali, i discorsi relativi a “nuova normalità” e “Grande Reset” non sembrano esattamente frasi buttate là. Ma del resto che “la più grande vittima del coronavirus sarebbe stata la nostra libertà” e che questi cambiamenti erano qui per restare noi ve l’avevamo detto già nel marzo scorso. 

Davide Di Stefano

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