«Quasi tutte le guerre negli ultimi 50 anni sono state il risultato delle bugie dei media. […] I media avrebbero potuto fermare i conflitti se avessero cercato in profondità invece di limitarsi a ristampare la propaganda del governo. […] Dobbiamo chiederci se il mondo sarebbe migliore senza di loro». Queste parole di Julian Assange, un vero e proprio martire della libertà di pensiero, potrebbero sembrare una provocazione, invece non lo sono affatto. È giunto il momento di porci qualche domanda seria sul ruolo dei grandi media nella nostra civiltà. In che modo le televisioni, i giornali e le radio del mainstream stanno effettivamente aiutando la collettività?

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2022

I media e le iene del clickbait

Nel momento in cui il sottoscritto sta scrivendo, dal fronte ucraino arriva il suono dei tamburi di guerra. Sperando che nel frattempo quell’incessante rullio non sia stato seguito dalle batterie missilistiche, vorrei soffermarmi sulla narrazione mediatica in corso: proprio come con il Covid, e ancora prima con la Libia e l’Iraq, anche qui le maggiori testate giornalistiche fanno a gara a chi la spara più grossa. È una corsa al titolo più sensazionalistico, all’allarme più preoccupante, al conto alla rovescia più ansiogeno. Nella frenesia generale, queste iene del clickbait hanno disconosciuto qualsiasi deontologia professionale. Bloomberg è arrivata persino ad annunciare l’avvenuta invasione russa senza che ve ne fosse la minima prova. La notizia ha generato il panico generale, per poi rientrare. Come se nulla fosse.

Ad oggi, non c’è carta stampata o studio televisivo che non si stia crogiolando nella tensione crescente. Le analisi geopolitiche del teatro ucraino sono sporadiche e, spesso, semplicistiche all’inverosimile: c’è un cattivo che fa il cattivo e c’è un buono che vuole difendersi. Fine. Il come, il quando e il perché si sia arrivati ai ferri corti nel Donbass e in Crimea non rientra tra le priorità del palinsesto. Lo studio della complessità della situazione, che coinvolge l’aspetto energetico e commerciale, passando per un possibile nuovo crac finanziario, non piace agli sponsor e ai padroni. Persino la popolazione ucraina, intervistata da inviati bramosi di lacrime e macerie, guarda con astio le telecamere inviate al fronte. E allora la domanda posta da Assange torna con forza: il mondo non starebbe meglio senza i grandi media? Quest’ultimi hanno smesso da parecchio tempo di informare, e il giornalismo d’inchiesta, nelle redazioni, è stato sostituito dal lavoro degli spin doctor. Ogni barlume di…

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1 commento

  1. Due considerazioni , il BUON (sich) Zelesky pare registrare in chroma key ……
    Magari da un posticino tranquillo in USA ???? in fondo è un ATTORE !!!!

    Ho visto un servizio di un canale mainstream dove si sentiva , in sottofondo ,
    un bimbo piangere disperato …… peccato che il giornalista fosse SOLO col cameraman
    in mezzo ad un piazzale …. (visione successiva a 360°) ,
    un po’ come le risate in sottofondo e gli ohhhh delle serie USA in versione WAR ???

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