Home » Corradino D’Ascanio, l’ingegnere che ha vespizzato l’Italia

Corradino D’Ascanio, l’ingegnere che ha vespizzato l’Italia

by Marco Battistini
2 comments
corradino d'ascanio, vespa

Roma, 23 apr – “Motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofani ricoprenti tutta la parte meccanica”. Così recitava un brevetto, depositato dalla Piaggio il 23 aprile 1946, riassumibile con un unico termine: Vespa. Tutti noi conosciamo il veloce e pratico motociclo, oggi parte integrante della nostra cultura imprenditoriale. Punta di diamante dell’italico disegno industriale, ha ottenuto l’esposizione permanente sia alla Triennale di Milano che al MoMa di New York. Ma oltre a Enrico Piaggio, chi c’è dietro a questo successo tricolore? Un altro nome e un altro cognome: Corradino D’Ascanio. Ossia l’ingegnere (aeronautico) che nel secondo dopoguerra ha vespizzato l’Italia.

Corradino D’Ascanio, con la “febbre” del volo

Dai primi esemplari artigianali ai diciannove milioni di modelli venduti (quota raggiunta nel 2021) – passando per il primo lotto da duemilacinquecento unità – poche cose rappresentano il Belpaese nel mondo come questo elegante due ruote. E pensare che il suo ideatore prima del fatidico incarico amava occuparsi di tutt’altre questioni. Nato nel 1891 nel piccolo comune abruzzese di Popoli, D’Ascanio scopre precocemente la passione per il volo. Quindicenne, si interessa di scienze aeronautiche: studiando minuziosamente anche l’anatomia dei volatili riesce a costruire un rudimentale deltaplano. 

Il percorso scolastico lo porta prima a Chieti e poi a Torino. Con l’avvento della Grande Guerra le sue intuizioni tornano utili anche all’aviazione militare: le prime forme di autopilota, l’utilizzo di stazioni radio e sbandometri a bordo dei velivoli, l’importante soluzione al congelamento dell’olio nei motori. Concluso il conflitto mondiale, la “continua febbre” del volo lo porta negli Stati Uniti, dove insieme a Ugo Veniero D’Annunzio – terzogenito del Vate – si impegna in progetti di industria aeronautica.

Il ritorno in Italia

L’ingegnere torna quindi in Italia. In patria la sua brillante mente continua imperterrita a costruire (e brevettare): tra le altre cose il “forno elettrico per la cottura del pane e di dolci” e un sistema di rilevamento di velocità per autoveicoli. Ma, come si suol dire, il primo amore non si scorda mai. Ecco che allora D’Ascanio grazie alla fiducia concessa – e al patrimonio messo a disposizione – dal barone Trojani di Pescosansonesco inizia a lavorare a un suo progetto di elicottero. Miglioria su miglioria il terzo modello, chiamato D’AT.3, nel 1930 davanti all’allora capo del governo conquista tre primati internazionali di volo verticale (durata del volo, distanza percorsa, altezza raggiunta). Nonostante il positivo parere dello stesso Mussolini e un velato interesse da parte della Regia Marina, l’aeronautica – in maniera un pò miope – non credette fino in fondo alla potenzialità del primo elicottero moderno, facendo di fatto arenare l’ambizioso progetto.

La Vespa, un mito fondante

Le sue altissime competenze in fatto di eliche lo portano così a collaborare con la Piaggio, ovviamente nel reparto “volante” della società. Oltre all’attività lavorativa propriamente detta, in questo contesto l’ingegnere abruzzese continua le sue progettazioni fino al secondo conflitto mondiale. Proprio i bombardamenti alleati sul territorio toscano – che colpiscono anche gli stabilimenti di Pontedera – distruggono anche il moderno PD3, l’ultima creazione prebellica.  

Siamo così al 1946. Il problema delle riconversioni spinge Enrico Piaggio verso un motociclo dai bassi costi accessibile a una larghissima fetta del mercato. D’Ascanio – finalmente – è l’uomo giusto al momento giusto. Non amando le motociclette pensa a un mezzo utilizzabile da tutti. Guida facile e seduta comoda (anche per “donne e preti”) sono il risultato di un mezzo con il cambio sul manubrio e scocca portante. Proprio la carrozzeria riesce così a “proteggere” il guidatore – nonché il suo abbigliamento. E’ la nascita di un fenomeno commerciale, quindi di costume, che sembra non conoscere fine. Simbolo del boom economico, come ha fatto brillantemente notare Valerio Benedetti nell’ultima “Incursione del Primato”, la Vespa rientra tra i miti fondanti di questa Repubblica che, al di là di ogni sotterfugio retorico (liberazione) o termine vuoto (antifascismo), tanto deve – dall’arte alle leggi sociali – al periodo compreso tra le due guerre. Lo stesso tempo in cui si è lavorativamente formato Corradino D’Ascanio.

Marco Battistini

 

You may also like

2 comments

fc 23 Aprile 2023 - 1:31

Grande Vespa così coprente da esserlo un po’ troppo e quindi spuntò Lambretta, Lui Innocenti, il piacere di vedere un po’ di più anche nei motorini urbani ed intraurbani. La tecnica positiva non dovrebbe essere mai nascosta, incassata, per quello che è possibile.

Reply
Germano 23 Aprile 2023 - 10:41

E come tutti le genialità e le invenzioni italiane, cadde nelle mani degli usurai “stranieri”, o meglio, degli usurai che ereditarono le fabbriche e i brevetti italiani e che hanno usurpato all’Italia come ad esempio gli Elkann.

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati