Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 5 ott – Islamofobo e antisemita: è questa l’immagine di Dante ai tempi della «cultura della cancellazione». In un’epoca di fango come questa, del resto, non c’era altro da aspettarsi. Eppure, deliri politicamente corretti a parte, l’Alighieri continua a ergersi, ancora oggi, come un gigante in un mondo di nani. Malgrado vari tentativi maldestri di rimozione, infatti, Dante viene tuttora studiato nelle nostre scuole, seppur distrattamente e di malavoglia. E se ciò accade, è perché molti professori di lettere lo trattano come un reperto da museo, anziché come l’anima viva della nazione. Ed è proprio a questo padre della patria che il Primato Nazionale ha voluto dedicare il secondo numero della sua collana «I Grandi Italiani».



Dante e l’identità nazionale

Dopo il quaderno su Gabriele D’Annunzio, dunque, dall’11 ottobre sarà possibile acquistare in edicola – in abbinamento al mensile del Primato – o in anteprima sulla nostra edicola digitale, il volume dedicato al Sommo Poeta. In cento agili pagine, il medievista Tommaso Indelli ricostruisce tutta la vita dell’Alighieri. Una vita densa, quella di Dante, passata attraverso il fuoco delle passioni dell’Italia medievale, che il poeta fiorentino visse in prima persona. Di più: la sua militanza politica gli cagionerà un doloroso esilio da Firenze, che però gli permetterà di girare l’Italia, il bel paese là dove ’l sì suona. E sarà proprio sulla base di una lingua comune che Dante (ri)fonderà l’identità nazionale e culturale degli italiani.

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L’Italia: il giardino dell’impero

Insomma, Dante non fu – e non volle mai essere – un semplice letterato. Mosso da alti ideali civili, l’Alighieri ebbe come supremo obiettivo della sua produzione culturale quello di far tornare l’Italia «giardino dell’impero». Che cosa sarebbe stato l’impero, dopotutto, senza la luce di Roma? Ben poca cosa, a ben vedere. E infatti, senza l’Italia, il Sacro romano impero rimarrà uno Stato sostanzialmente germanico, incapace di assolvere la missione universale che l’Alighieri gli attribuiva. Di questo – e tanto altro – ci parla dunque Indelli nel secondo numero della collana «I Grandi Italiani»: un volume che ci restituisce un Dante vivo, vitale, il cui verbo ha attraversato i secoli per portare una fiaccola di vita in un mondo di morti.

Valerio Benedetti  



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